Registriamo un piccolo passo in avanti e tengo a ringraziare il ministro Di Maio. Le cinque proposte hanno puntato non solo sulla risolvibilità del problema, ma anche su di uno sviluppo a lungo termine. Ci auguriamo che la prossima convocazione del tavolo sia ad inizio settimana prossima. Non è nel nostro dna abbandonare la nostra storia“. A dirlo a Radio Crc è Alessandro Magnoni, direttore Comunicazione e Rapporti Istituzionali Whirlpool. “Da una parte, vogliamo portare a termine questo dossier, assicurando lo sviluppo industriale e dall’altra vogliamo mantenere tutti i nostri operai. Abbiamo dichiarato attraverso il nostro ad, inoltre, di voler far valutare il business plan di riconversione a tutti“.

In un nota ufficiale seguita al tavolo tecnico di ieri al Ministero dello Sviluppo Economico, al quale era presente Luigi La Morgia, a.d. Whirlpool Italia e vicepresidente Whirlpool Emea, la multinazionale dichiara la volontà di cooperare per il mantenimento dei livelli occupazionali e la continuità produttiva a Napoli. Allo stesso tempo, però, Whirlpool si dichiara pronta a presentare al prossimo incontro un progetto industriale, che prescinderebbe dalla proposta avanzata dal ministro per lo Sviluppo Economico, Luigi di Maio, durante l’incontro. In sostanza, la decontribuzione sui contratti di solidarietà, chiesta dal Comune di Napoli e accolta dal ministro, verrà presa in considerazione oltre che studiata dalla multinazionale, ma scongiurerebbe il peggio solo nel breve periodo, senza dare garanzie nel medio-lungo termine. Lo “strumento normativo per tenere la sede a Napoli“, di cui ha parlato il premier Giuseppe Conte al Parlamento, annunciando il dialogo positivo intercorso al Mise, sarebbe insufficiente senza una riconversione, perché lo stabilimento napoletano opera al di sotto del 40% della capacità produttiva, mentre le circostanze macroeconomiche, tra le quali i dazi, hanno portato a un calo delle vendite del 36% a livello internazionale e del 19% a livello Emea. La multinazionale fa notare come, oltre ai livelli di vendita, anche i volumi produttivi delle lavatrici di alta gamma siano andati diminuendo, passando dai 700 mila pezzi del 2009 ai 269 mila pezzi di oggigiorno.

Mentre Magnoni interveniva a Radio Crc, Barbara Tibaldi, Fiom, Alessandra Damiani, Fim e Gianluca Ficco, Uilm, e i loro corrispettivi a livello territoriale, hanno incontrato i lavoratori in presidio allo stabilimento di via Argine. Alla fine dell’assemblea di questa mattina, i sindacati appoggiano la volontà dei lavoratori di continuare il presidio.

Le reindustrializzazioni comportano molti sacrifici. Quella di Whirlpool a Teverola dopo tre anni ad oggi sta facendo lavorare solo 15 lavoratori su 75, dopo tre anni di ammortizzatori sociali a zero ore per tutti quelli selezionati. Riteniamo che produrre in Italia sia un valore aggiunto anche per Whirlpool, se vuole continuare a presidiare un settore di mercato che è quello dell’alta gamma“.

Questo si legge in una nota delle rappresentanze sindacali alla conclusione della riunione. Dipingere tutto come facile e sostenibile non sembra corretto agli operai, che puntano sul valore aggiunto della produzione italiana, dunque sul know how e sull’attenzione in fase di produzione, riscontrabile non solo sul prodotto finito, quanto anche sugli ottocento giorni senza incidenti sul lavoro, riconosciuti anche dall’azienda con una targa esposta in fabbrica. Uno dei simboli di questo presidio. Inoltre, i lavoratori rivendicano le scelte del passato, che oggi influiscono negativamente sulle cinque proposte di La Morgia, ex ad di via Argine. Si chiede di far rientrare dall’area Emea la produzione di lavatrici di media gamma, spostate dal sito di via Argine a quelli ancora in via di creazione e, pare, già in crisi, dell’Est Europa, dove un tempo il costo del lavoro era più basso. La speranza è che, a fronte del reshoring dall’area Emea e dei nuovi aiuti dello Stato, tramite una decontribuzione sulla solidarietà stimabile ad almeno 17 milioni di euro, sia fattibile quanto auspicato dai sindacati e dai lavoratori, ovvero che la produzione, piena e massima, rimanga a Napoli e che si producano lavatrici, siano di alta, media o bassa gamma. A via Argine, la reindustrializzazione, ovvero la quinta ipotesi di La Morgia, è solo un fantasma che aleggia sul presidio e da qui si vuol cacciare via. Ma che si potrebbe materializzare con la vendita a Giovanni Battista Ferrario. Il quarto manager più pagato d’Italia nel 2015, secondo Il Sole 24 Ore, vanta un passato da direttore generale di Italcementi e Pirelli. Secondo quanto riporta Il Mattino, sarebbe interessato al sito di Napoli, ma parrebbe propenso alla produzione di container autorefrigeranti, ovvero frigoriferi tecnologici, più che di lavatrici. Se così fosse, vi subentrerebbe con la sua azienda, la Prs.