Dopo la conferma del 29 gennaio, da parte della multinazionale Whirpool, della volontà di abbandonare la città di Napoli gli scioperi dei lavoratori proseguono. Benché l’azienda abbia prolungato il tempo di produttività della sede di via Argine dal 31 marzo al 31 ottobre di quest’anno, il Governo non ha ancora proposto una soluzione. Così la segretaria generale della Fiom Francesca Re David: “noi non accettiamo che sia stato firmato un accordo con il Governo ed i sindacati solo un anno fa e questa impresa, come tante imprese multinazionali in questo paese può decidere di fregarsene, di andarsene e lasciare il territorio dei lavoratori nella povertà e nella disperazione continuando a produrre e a fare ricchezza. Perché le aziende che se ne vanno non sono in crisi, vanno a fare ricchezza da un’altra parte […] è inaccettabile che il Governo non abbia gli strumenti per impedirle di andarsene, bisogna alzare il livello, altrimenti è impossibile fare politica industriale in questo paese“. Da quanto emerso lo scorso 29 gennaio dal tavolo del ministero dello Sviluppo presieduto dal ministro Stefano Patuanelli, Invitalia è già alla ricerca di un nuovo soggetto che subentri al posto della Whirpool e l’obiettivo sarebbe quello di trovare un possibile investitore entro luglio 2020. Oggi, 11 febbraio, Patuanelli sarà a Napoli, anche se per ragioni non legate alla vicenda e De Magistris lancia un appello: “non possiamo aspettare che il tempo passi, altrimenti arriverà inesorabile il giorno della chiusura della Whirpool e sarà una tragedia […] il governo ha aperto una trattativa apprezzabile, ma mi sembra che non riesca ad indicare la strada di una possibile soluzione“. A detta del sindaco la delocalizzazione della sede di Napoli non può essere fatta passare per una scelta industriale: si tratterebbe di una scelta discrezionale, nei confronti della quale il governo deve mettere in chiaro che bisogna rispettare il contratto stipulato: Napoli si è resa disponibile suggerendo soluzioni possibili e non si tirerà indietro.