Inizierà alle ore 10.00 la diretta social organizzata dagli operai della Whirlpool di Napoli sulla pagina facebook “Napoli non molla“. “La luce della speranza, che non si spegne, veglia alla vigilia dell’evento del 31 maggio“, spiegano gli operai nel giorno in cui ricordano quanto accaduto un anno fa. Il riferimento è alle trecentocinquanta candele accese, nella sera di venerdì, per ribadire che la lotta non è finita, né si è interrotta durante la pandemia dovuta al Sars-CoV-2, durante la quale gli operai hanno portato avanti l’attività produttiva. Ricomincia dallo stabilimento le cui sorti sarebbero segnate, stando alle ultime dichiarazioni rese alla stampa dai vertici europei della multinazionale americana, che ribadisce la chiusura dal prossimo 1 novembre. Domenica, nella sala sociale della fabbrica di via Argine, i dipendenti si ritrovano per seguire assieme gli interventi che da remoto terranno alcuni rappresentanti delle istituzioni, laiche e religiose, appartenenti al mondo della cultura, della politica, della società, dell’economia. Più di quattrocento lavoratori, molti di più se si considera anche l’indotto, all’inizio della vertenza hanno rivendicato il rispetto del Piano Italia concordato dalla multinazionale con le parti sociali in sede ministeriale nell’ottobre 2018 con riferimento al triennio 2019-2021. Dopo aver ottenuto un ulteriore incentivo statale seguito a vari incontri in sede ministeriale, quando la chiusura dello stabilimento sembrava scongiurata, la caduta del governo guidato dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega ha coinciso con un nuovo annuncio di cessione del ramo d’azienda, che neppure l’ingresso del Partito Democratico nell’esecutivo pentastellato è riuscito a scongiurare. Da quel momento si è fatta pressante, tra gli operai, la richiesta di un’intervento statale, perché non si è concretizzata la proposta di un subentro alla corporation americana di realtà imprenditoriali dotate di un comprovato piano industriale e di indubbia solidità finanziaria. Tutto ciò è avvenuto mentre la lotta pacifica dei lavoratori si è tradotta in un costante presidio in fabbrica, in vari flash mob davanti a Palazzo santa Lucia, sede della Regione Campania, e al Palazzo della Prefettura in piazza del Plebiscito. Oltre che in cortei a Roma, davanti al Ministero dello Sviluppo Economico, nei cui piani alti, alla presenza dei rappresentanti sindacali e dei vertici aziendali, si sono svolti i tavoli tecnici presieduti da funzionari governativi. Nelle manifestazioni del primo anno di lotta, i sindacalisti hanno descritto ciascun manifestante come portatore sano di sviluppo e legalità all’interno di un apparato industriale, segnato da crisi socio-economiche, che stanno fiaccando il corpo sociale. Ce ne da testimonianza Italia Orofino, che dopo cinque anni di contratti di solidarietà, dallo scorso 31 maggio è in prima linea in difesa di una fabbrica che per alcuni è un “presidio di legalità“, per lei è semplicemente “casa“, essendoci cresciuta assieme al padre, che ne era dipendente, ed essendone una lavoratrice, che, negli anni, ha scelto di diventare moglie e madre.

D- Stando alla tua esperienza, Italia, quali sono le minacce che mettono maggiormente in pericolo la realtà della vostra azienda e la comunità sul cui territorio sorge?

R- La prima minaccia è l’indifferenza di chi, a tutti i livelli, politico, finanziario e oltre, ha la certezza della poltrona, più che del posto fisso, perciò non guarda con attenzione a quanti ogni giorno combattono per vedere rispettati i propri diritti. Un’altra minaccia viene da una globalizzazione che, priva di regole, è un mercato sfrenato nel quale l’unico culto professato è quello verso il dio denaro. Ciò che si avverte è la mancanza di valori.

D- Avete acceso una candela per ogni dipendente della Whirlpool di via Argine: quali sono le luci e quali le ombre a un anno dall’inizio della vertenza?

R- Le ombre sono, sicuramente, le paure, le incertezze e la rabbia verso l’azienda, che da un giorno all’altro ha tradito noi e i valori in cui abbiamo sempre creduto. La luce? Più volte, durante quest’anno, l’abbiamo intravista in falsi proclami e promesse. Oggi, la luce rappresenta per noi la speranza che il Paese, dopo l’esperienza dolorosa del Covid, abbia capito quali siano i valori veri. Bisogna ripartire da ciò che da speranza, che da futuro. Più volte abbiamo sentito dire che noi siamo il motore produttivo del Paese: non si può pensare di ripartire spegnendo questi motori.

D- Dalla solitudine di un anno fa agli attestati di solidarietà di oggi, che tipo di vita c’è stata nel mezzo? Cosa si prova oggi?

R- E’ stato un anno difficile, abbiamo vissuto momenti di paura e rabbia, intervallati dall’incertezza, che è stata una costante del nostro percorso. Ma mai, neppure per un giorno, ci hanno abbandonato la forza e la determinazione, che ci spingono ancora a lottare per i nostri diritti e per il Paese. Oggi, come il primo giorno, proviamo la stessa certezza di essere nel giusto. Siamo pronti a ripartire da dove il Covid ci ha fermati. Più uniti che mai.