Ha commentato come “Una doccia fredda, un colpo al cuore’’ il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, la crisi profonda dell’azienda di via Argine iniziata con la vertenza un anno fa. ‘’Un dolore imprevisto perché non c’erano segnali di crisi e quell’annuncio sembrava immotivato” ha poi aggiunto l’arcivescovo. La vertenza Whirlpool, lo ricordiamo, iniziò quando la multinazionale manifestò l’intenzione di dismettere il sito produttivo di via Argine. Un videomessaggio in occasione dell’incontro di oggi dedicato alla vertenza nello stabilimento. “Napoli non vuole che la Whirlpool lasci la città, in nome di un rapporto bello e ricco di soddisfazioni che c’è stato e può continuare a esserci – ha poi detto -. Io sono pronto a fare la mia parte, senza ingerenza alcuna, se volete. Noi continuiamo a credere al buonsenso, alla serenità della riflessione, al senso cristiano del lavoro, del profitto, dell’impresa”. Rivolgo – ha poi concluso – il mio accorato appello alla società perchè trovi le giuste intese con i sindacati e con le istituzioni”.

Questa mattina si è svolta una diretta facebook sulla pagina ”Whirlpool Napoli non molla” per tenere accesi i riflettori sui problemi dello stabilimento di lavoratrici di Napoli, a un anno dall’inizio della crisi. “Negli incontri con il Governo stiamo continuamente sottolineando le sofferenze, l’esasperazione di chi ha perso e sta perdendo il lavoro –  ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, intervenendo telefonicamente all’iniziativa organizzata dai lavoratori dello stabilimento Whirlpool di Napoli e trasmesso in diretta su Facebook –. Finora dall’altra parte ho trovato una complessiva inadeguatezza ad affrontare questo momento storico, quindi tocca a noi essere non solo pungolo, ma protagonisti. Non possiamo essere travolti dall’insipienza altrui e dall’incapacità di affrontare un momento di questo tipo. Napoli si metterà sempre in prima linea per difendere la vostra vertenza”. “Siamo già in pieno contagio criminale lo dicevamo anche prima del Covid: se chiude un’azienda a Ponticelli poi è la criminalità che conquista quei territori. Questo oggi vale anche di più. Ora il lockdown non c’è più, dobbiamo riprendere a vivere e non si può riprendere a vivere senza lavoro. Servono operazioni strutturali, è la più grave crisi economica dalla Seconda guerra mondiale. Il Paese non può che ripartire dal lavoro, dall’impresa, dall’industria. Il Governo mai come oggi deve stare vicino a chi è in crisi, con consentendo operazioni di desertificazione industriale, territoriale e culturale”.