Tutti gli stabilimenti di Whirlpool in Italia hanno aderito allo sciopero di otto ore indetto da Cgil, Cisl e Uil. Alcuni gruppi di lavoratori, dalle 09.30, hanno manifestato pacificamente davanti al palazzo della Prefettura della propria città. A Napoli i dipendenti del sito di via Argine hanno protestato in piazza del Plebiscito davanti alla Prefettura, attendendo così la fine dell’incontro tra le segreterie di di Fim, Fiom e Uilm e il prefetto.

Alla fine dell’incontro, Gianluca Ficco, Uilm, ha spiegato la posizione del sindacato, che continua a mostrarsi compatto nel rivendicare la difesa dei lavoratori e nel chiedere una legge giuridicamente valida che disincentivi le delocalizzazioni. “Non siamo disponibili ad assecondare il gioco della multinazionale: il governo trasformi in legge la promessa di Luigi Di Maio ( quando era ministro dello Sviluppo economico, ndr), quindi colpisca le multinazionali che vanno via e incentivi quelle che investono sul territorio“. La richiesta che Cgil, Cisl e Uil fanno al governo è quella di dimostrare la volontà di difendere il diritto al lavoro piuttosto che la scelta della corporation. “Se il governo avalla la posizione aziendale, sappia che il sindacato sarà suo fiero avversario come lo è della multinazionale“.

Ficco passa, poi, a spiegare i risultati raggiunti sinora dalle parti sociali in questa vertenza, sottolineando che può essere vinta solo se il potere esecutivo dimostra autorevolezza con azioni che disincentivino il disimpegno di Whirlpool. “Siamo riusciti a far rinviare la decisione di chiudere e licenziare i lavoratori, ma per vincere definitivamente la battaglia serve che le istituzioni stiano dalla parte dei lavoratori. Il governo dichiari con chi sta. Sta con la multinazionale? Continua a sponsorizzare le reindustrializzazioni? Non avrà il nostro consenso. Sta coi lavoratori? Faccia quanto promesso da tempo. Faccia una legge che vale“.

C’è, poi, un accenno all’attualità con una battuta sulle autostrade.”I Benetton li pagano, forse profumatamente, per andare via. A Whirlpool li paghino per restare. Pagare Whirlpool perché vadano via è francamente troppo. Non chiediamo una norma ad hoc per Whirlpool, sarebbe incostituzionale. Ma chiediamo una norma che partendo da questa vertenza crei uno strumento di utilizzo generale“. E ammonisce su quello che potrebbe accadere in futuro se l’azienda americana riesce a delocalizzare impunemente. “Altre multinazionali stanno guardando a questa vertenza per capire come agiscono le istituzioni italiane per poi agire: quello che il governo farà è importante per evitare che simili porcherie si ripetano in altre fabbriche“.

In gioco c’è l’interesse nazionale, perché l’uso che si fa delle risorse, soprattutto in tempi di crisi, ha una rilevanza quasi vitale. “Sono risorse preziose, vanno usate in maniera scientifica. Probabilmente le ultime risorse su cui il Paese potrà fare affidamento per evitare il peggio. Il governo abbia l’umiltà e la determinazione di evitare chiacchiere elettoralistiche. Scriva piuttosto delle norme che aiutino davvero i lavoratori a superare le crisi. Come sindacato continueremo a dare suggerimenti e siamo anche disposti ad accettare soluzioni diverse ma brillanti. Finora prendiamo atto che nessuna delle idee del sindacato è stata valutata“. Il 31 luglio è previsto il nuovo incontro tra le parti.

Allo sciopero hanno aderito i lavoratori di tutti gli stabilimenti italiani di Whirlpool. Gruppi di sindacalisti e lavoratori hanno manifestato davanti alla Prefettura della propria città.