Il sindacato annuncia lo stato di agitazione fino alla manifestazione nazionale e risponde alle dichiarazioni del presidente di Prs chiedendo con maggior vigore il rispetto degli accordi ministeriali

Hanno inizio da oggi le due settimane di agitazione proclamate da Fim, Fiom e Uilm, in vista della manifestazione nazionale del 4 ottobre a Roma. Accade nel giorno in cui dalle colonne del Corriere della Sera, il futuro acquirente dello stabilimento di via Argine si palesa nella persona di Rodolphe Schmid. Alla sua richiesta di ridimensionamento delle tensioni tra i lavoratori al fine di portare avanti il progetto di investimento sul sito napoletano, Rosario Rappa, Fiom, risponde: “Apprendiamo che l’amministratore delegato di Prs, Alberto Ghiraldi, ha già incontrato il sindaco Luigi De Magistris. Sarebbe interessante sapere se, nell’esporgli il progetto, gli ha parlato anche di Nomos, la società con cui ha tentato di produrre container autorefrigeranti, usando anche soldi di una finanziaria della Regione Lombardia per un milione e mezzo di euro. Un’operazione fallita nel 2017 e che sembra voglia riproporre per il sito di Napoli”.

Si va avanti, quindi, con quanto stabilito ieri nel coordinamento delle rappresentanze sindacali, riunitosi nella capitale il giorno dopo il blocco della statale Napoli-Salerno da parte degli operai, che scendono in piazza a gridare la loro rabbia mentre a Roma il governo incontra Whirlpool. Oltre alla scelta della multinazionale di cedere la sede napoletana alla start up Prs, Passive Refrigeration Solutions, in violazione dell’accordo siglato il 27 ottobre 2018, preoccupa il continuo calo della produzione in tutti gli stabilimenti italiani, a fronte della costante delocalizzazione delle funzioni impiegatizie con crescenti esuberi negli uffici. Elementi che, secondo il sindacato, avvalorano l’ipotesi che la cessione dello stabilimento napoletano sia l’ulteriore segnale di una strategia finalizzata al lento ma progressivo disimpegno dall’Italia. Un’ipotesi che è rafforzata anche dal fatto che la trattativa con i vertici americani di Whirlpool risalirebbe, secondo quanto dichiarato da Schmid, alla fine del 2018, cioè in prossimità dell’accordo ministeriale. Se così fosse, Whirlpool avrebbe agito da mesi su un doppio binario e la sua credibilità verrebbe scalfita. Dai colloqui tra la corporation americana e la società svizzera, sarebbe scaturito un protocollo d’intesa, mentre non ci sarebbe ancora nessuna firma per l’acquisto. Mentre l’incontro dell’amministratore delegato, Alberto Ghisleri, con il sindaco Luigi De Magistris, di cui si è parlato nei giorni precedenti l’ultimo tavolo tecnico, sarebbe avvenuto per rasserenare i lavoratori e permettere la conclusione dei patti.

Cinque anni di attività a Lugano, un capitale di 182 mila euro, quattro anni dall’acquisto del 30% delle azioni di Oak, un’ azienda cinese con 30 milioni di euro di capitale ma con un esiguo numero di lavoratori, al pari di un’azienda italiana di piccole dimensioni. E che ha ceduto parte delle azioni in cambio della licenza per la Cina, del brevetto, riconosciuto dalle Nazioni Unite secondo quanto disse l’ad di Whirlpool, Luigi La Morgia, in sede ministeriale. Sono i numeri della società Prs.

Di fatto, la multinazionale americana ha parlato di piena occupazione fino al tavolo ministeriale del 17 settembre. Invece, la società svizzera oggi parla di occupazione solo per 300 dei 420 dipendenti che hanno scelto di credere e restare in Whirlpool nonostante gli incentivi ad andar via. C’è discrepanza, quindi, tra quanto dichiarato nei tavoli tecnici e quanto detto tramite i giornali. Per cui, a fronte di un piano già fallito e che, a detta del presidente di Prs, non ha trovato il consenso di altri investitori italiani, si rafforza la posizione del sindacato in difesa degli accordi ministeriali del 2018.

Nella cerimonia religiosa per la solennità di San Gennaro, i lavoratori hanno consegnato al personale della Curia una lettera indirizzata a Papa Francesco, in cui si chiede un’udienza, oltre a preghiere perché chi ha il potere decisionale non si pieghi al dio denaro, perdendo di vista i valori umani. Il cardinale Crescenzio Sepe ha ricordato la messa celebrata a giugno in fabbrica, ribadendo i messaggi lanciati in quella occasione, ovvero che le aziende devono essere responsabili, per cui non si può cancellare il lavoro, né considerare il Sud e l’Italia come un territorio da conquistare e abbandonare. “Non dobbiamo permettere che in una terra come la nostra si perda il lavoro“, ha chiosato.