Circa centotrenta operai della Whirlpool di Napoli si sono recati a Roma per manifestare sotto la sede del Ministero per lo Sviluppo Economico nelle stesse ore in cui il governo chiedeva la fiducia al Parlamento. In mattinata, il neoministro Giancarlo Giorgietti ha ricevuto una delegazione degli stessi, accompagnati da alcuni sindacalisti di Fim, Fiom e Uilm, che seguono la vertenza sin dall’inizio, ovvero da ventuno mesi, nel corso dei quali si sono susseguiti tre governi.

Al numero uno di Palazzo Piacentini hanno chiesto che l’esecutivo si spenda in difesa del diritto al lavoro, a cominciare da quello di chi rischia concretamente di perderlo nonostante gli aiuti statali dati alle imprese, così da porre le basi per una ripresa del Paese. Secondo fonti sindacali, il ministro ha assicurato che il dialogo con la multinazionale, che ha formalizzato la decisione di chiudere lo stabilimento di via Argine, continerà. Si prevede che i funzionari del Mise lavoreranno ancora con i colleghi del Ministero del Lavoro per evitare che il 31 marzo inizi la procedura di licenziamento per i trecentocinquantasette operai napoletani. La multinazionale amercana, a ottobre, ha confermato la scelta di chiudere definitivamente la fabbrica dal primo di aprile, ovvero il giorno dopo la presunta fine del blocco dei licenziamenti, nati per arginare le conseguenze dell’impatto che la pandemia potrebbe avere sul tessuto socio-economico della nazione. “In questi giorni, sono in atto scioperi in tutti gli stabilimenti del gruppo per mandare un segnale chiaro alla multinazionale: gli oltre 5.000 lavoratori italiani di Whirpool sono uniti nel rivendicare il rispetto del piano industriale, nel chiedere tutele e certezze per l’avvenire, nel contrastare qualsiasi ipotesi di chiusura“. E’ quanto spiegato dai segretari della Uilm, Rocco Palombella e Gianluca Ficco, i quali, al ministro hanno chiesto garanzie di lungo termine sulla permanenza di Whirpool nel nostro Paese, oltre che a Napoli. “Speriamo che il nuovo Governo abbia la volontà e l’autorevolezza per schierarsi al fianco dei lavoratori a difesa dell’industria e dell’occupazione“, chiosano spiegando che è in gioco non solo il futuro di centinaia di famiglie, ma anche la credibilità delle istituzioni italiane nei confronti di una multinazionale che presume di poter violare gli accordi siglati presso il Ministero il 25 ottobre 2018. Il Piano Italia è solo uno dei patti non rispettati, dai quali sono scaturite decine di vertenze che attendono da anni un’evoluzione positiva. Il sindacato chiede, a una sola voce, che i soldi del Recovery Plan non vengano dati indiscriminatamente così da finire anche nelle casse di chi licenzia, come già accaduto con denaro pubblico italiano che ha sostenuto le azioni di aziende, più o meno grandi, che da anni minacciano di chiudere alcuni rami d’azienda, talvolta delocalizzando la produzione.

Dopo i mesi persi a causa della crisi di governo, il lavoro del Mise riparte proprio dal dossier sulla Whirlpool. Più che a cercare nuovi interlocutori disposti a prelevare il sito partenopeo, il neoministro sembra intenzionato a ridefinire le politiche di rilancio economico e a ridisegnare il piano di ammortizatori sociali.