Si è concluso da poco l’incontro tra il prefetto Marco Valentini e una delegazione di lavoratori di Whirlpool, i quali dalle 10.30 di questa mattina hanno tenuto un presidio di fronte al Palazzo della Prefettura in piazza del Plebiscito. La protesta, avvenuta pacificamente, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e di quelle sull’uso dei dispositivi di protezione individuale, ha l’intento dichiarato di sensibilizzare sulla mancanza di soluzioni per il futuro produttivo e occupazionale del ramo napoletano della corporation americana. Il prefetto ha preso coscienza delle richieste delle parti sociali e delle rappresentanze sindacali aziendali, accogliendo una loro delegazione dalla quale ha ascoltato le ragioni che hanno indotto più di quarantaseimila cittadini italiani a firmare la petizione lanciata dagli operai per far pressione su chi può salvare il sito industriale di Napoli.

Il sindacato rende noto di aver presentato una lettera che spiega le motivazioni che hanno reso strategico lo stabilimento anche in fase di lockdown, durante l’epidemia indotta dal Coronavirus. Secondo la ricostruzione delle parti sociali, in piena pandemia, nonostante l’80% della produzione italiana non fosse urgente per il rifornimento dei negozi, essendo finalizzata all’export, la dirigenza italiana di Whirlpool avrebbe ritenuto indispensabile la produzione degli impianti industriali della penisola, optando per la loro riapertura, ma confermando la chiusura di quello partenopeo. Sarebbe un’ulteriore prova, secondo i sindacalisti, del ruolo di primo piano che la fabbrica di Napoli gioca negli interessi di Whirlpool. Per queste ragioni, alla fine dell’incontro in prefettura, Antonello Accurso, segretario generale della Uilm, ha dichiarato di aver fatto presente che Whirlpool ha lanciato in Cina alcune piattaforme che facevano parte del Piano Italia, l’accordo ministeriale con cui si impegnava a investire anche nel capoluogo campano per il rilancio della produzione nazionale. “La multinazionale ha così dimostrato nei fatti una volontà di delocalizzazione, che aveva sempre negato ai tavoli della vertenza“, sottolinea il segretario, secondo il quale il prefetto si è impegnato a sollecitare un incontro al governo e a visitare la fabbrica di via Argine, facendone una tappa del giro di incontri con i quali cercherà di comprendere meglio come si stanno evolvendo le problematiche che vive oggigiorno il mondo del lavoro partenopeo e campano. In merito al dialogo tra istituzioni, dunque, al prossimo tavolo tecnico potrebbe aggiungersi un altro interlocutore: “Il prefetto ci ha comunicato di aver chiesto al Ministro Stefano Patuanelli di poter essere presente agli incontri al Mise e di impegnarsi con la richiesta di incontro urgente per sbloccare la vertenza e far rispettare gli impegni“, ha, infatti, concluso Accurso.

Vincenzo Accurso, figlio di una dipendente di Whirlpool e a sua volta operaio, rappresentante sindacale e padre di due bambini, spiega cosa abbia significato per i lavoratori l’incontro di oggi col prefetto Valentini: “Siamo molto colpiti dalla volontà del prefetto di voler partecipare al tavolo ministeriale, ponendosi a difesa della città. Questa scelta ci rincuora un po’ ma il problema resta quanto la decisione di voler chiudere la nostra realtà produttiva. Stiamo arrivando alla data del 31 ottobre (la multinazionale ha annunciato la chiusura a partire dal 1 novembre, ndr), sembra che nulla si muova, il coronavirus ha chiuso in casa tante persone, quindi la ripartenza è lenta, ci fa un po’ paura pensare che questo potrebbe compromettere la nostra vertenza. Sapere che ci sono figure istituzionali del genere che ci vogliono tutelare ci da una sorta di garanzia. Speriamo che il tavolo si apra presto e che ci siano risposte in merito“.