Alcuni fantocci con un cappio al collo, da questa mattina, penzolano dai cavalcavia del Centro Direzionale e dal ponte di via Galileo Ferraris. Indossano la divisa dei lavoratori della Whirlpool, che, come si legge in una nota di rivendicazione del gesto, “sono appesi a un filo della speranza, affinchè nessuno finisca sotto un ponte“. Inizia così il secondo giorno dell’ultima settimana che separa i lavoratori napoletani della Whirlpool dal 31 ottobre, la data in cui la corporation ha previsto l’ultimo giorno di produzione per lo stabilimento di via Argine, secondo quanto annunciato nel maggio dello scorso anno e ribadito in quasi tutti i tavoli ministeriali.

Lunedì, con una lettera aperta alla città gli stessi si sono rivolti a Napoli. E’ una missiva d’amore alla “città sofferente“, la cui prostrazione sotto i colpi violenti che le infliggono potenti e disperati causa dolore a chi scrive la scrive. Ma è anche un appello a conservare la propria “integrità morale” e, con essa, il patrimonio culturale che, di generazione in generazione, è tramandato da millenni. Nei diciotto mesi di lotta per il lavoro, sono state tante le manifestazioni di dissenso verso una decisione definita unilaterale e irrispettosa degli accordi presi con le istituzioni nazionali e le parti sociali attraverso il “Piano Italia 2018-2021”. Gli scioperi in fabbrica e per strada, le manifestazioni sotto il Ministero dello Sviluppo Economico e per le vie di Roma, i sit in davanti al Consolato degli Stati Uniti e negli stadi che ospitavano eventi sportivi del Napoli Calcio o delle Universiadi, tutti i momenti di protesta si sono svolti all’insegna della non-violenza e, talvolta, dell’umorismo, che non ha mai svilito la serietà della questione. A pochi giorni dalle violenze organizzate che hanno scosso Napoli, che lotta per non finire nella morsa del Covid-19 , gli operai rivolgono questo lungo pensiero alla città che soffre.

Fa male vedere una città sofferente, protestare, difendere i propri diritti. Lottare e gridare a gran voce, scioperare ed essere descritta e rappresentata come una città incontrollabile dove la rabbia si scatena ed è alimentata da forze antidemocratiche. Quello per cui si lotta sono diritti sacrosanti della nostra democrazia! È legittimo protestare anche con forza, purché dalla protesta non si passi al vandalismo e all’anarchia. Ogni lotta per i propri diritti ha dentro di sé una nobiltà di valori e per questo motivo non va infangata né strumentalizzata.

La nostra Napoli da sempre soffre, inserita in un Paese che continua a creare una linea immaginaria tra nord e sud: dove una parte corre più veloce di un’altra che deve superare ostacoli inimmaginabili per stare al passo e lo fa mettendo in campo tutta se stessa con tutte le sue capacità e con tutte le sue difficoltà; perché Napoli si sveglia ogni giorno con la consapevolezza di dover fare sempre di più rispetto agli altri.

La nostra città ha sempre dimostrato sensibilità e capacità di reagire nei momenti di difficoltà, ha saputo superare e diventare esempio per gli altri, si è opposta quando le ingiustizie prendevano il sopravvento e ha conservato una sua integrità morale che ha tramandato nei millenni e questo è un patrimonio che non va disperso.

Le difficoltà che il coronavirus sta causando mettono in ginocchio l’intera società, stiamo lottando contro la pandemia e contro tutte le crisi che la pandemia stessa ha smascherato, il lavoro già precario sta scomparendo ed il bisogno di ogni uomo viene negato.

Noi lavoratori Whirlpool di Napoli siamo vicini a tutti quegli uomini che come noi sono in lotta e scendono in strada per difendere i loro diritti: commercianti, artigiani, ristoratori, artisti, lavoratori, e tutti quegli uomini che come noi vedono svanire la possibilità di poter garantire un futuro a se se stessi e alle loro famiglie, per quanto precario sia il nostro futuro siamo costretti a sfidare la sorte, e in alcuni casi le regole, per il diritto alla vita, costretti a protestare nonostante la presenza del virus, contro un unico nemico che ha reso questa società schiava e senza valori: il profitto prima della persona.

In particolare durante questa Pandemia, bisogna fare presto, per evitare che tutto degeneri e che abbiano voce solo la disperazione e la rabbia. Non abbiamo bisogno di contrapposizione pretestuosa, ma di ascolto e proposte concrete e veloci che diano soluzioni ai problemi.

Il 31 ottobre è vicino e sono ormai 18 mesi che chiediamo rispetto e dignità per noi e per le istituzioni.

I lavoratori della Whirlpool di Napoli combattono per il loro futuro, per il futuro di tutti e lo fanno con fermezza e risolutezza, tenendo fede ai valori ed agli ideali per cui lottano, a difesa della nostra città e per affermare il diritto al lavoro. Siamo l’Italia che resiste.”

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