La massima apertura che l’azienda ha dato ad oggi è stata la possibilità di valutare un’eventuale proposta. Quindi, ad oggi c’è una grande incertezza e siamo preoccupati perché nel resto d’Europa le notizie che arrivano ci dicono che esistono difficoltà. Sappiamo di impiegati che vengono spostati in Polonia sia dalla sede di Pero che dalla sede di Ca’ Maiano. La vertenza di Napoli vale, allora, per tutta Italia“.

Nel comunicato sindacale, di cui sopra uno stralcio, si esplicitano le richieste esposte al prefetto e inviate in una nota ufficiale al Ministero dello Sviluppo Economico, dopo la riunione tenutasi in mattinata in Prefettura a seguito del presidio di protesta, fatto da circa centocinquanta lavoratori della Whirlpool di via Argine. All’incontro hanno partecipato Giovanni Sgambati, Uil Campania, Antonio Accurso, Uilm, Mauro Cristiani, Fiom, Biagio Trapani, Fim e, per il comune, Monica Bonanno, assessore al Lavoro.

I lavoratori del presidio di via Argine si sono organizzati per far sentire le proprie ragioni in vista dell’incontro al Mise di mercoledì 24 luglio, che per Rosario Rappa, Fiom, sarà utile se consisterà in un “lavoro istruttorio di verifica delle ipotesi in campo”. Se così non fosse, circa un migliaio di posti di lavoro, secondo fonti sindacali, sarebbero da considerarsi a rischio. Il ché autorizzerebbe a procedere con l’inasprimento della lotta sindacale. Si legge, infatti, nel comunicato successivo all’incontro in prefettura che:

Il senso di responsabilità dimostrato dai lavoratori con proteste pacifiche e creative non va equivocato. Se dovessero verificarsi dei passi indietro, sarà difficile garantire lo stesso livello di controllo delle tensioni“.

Whirlpool deve restare a Napoli e qui deve continuare la produzione di lavatrici che, stando a fonti sindacali, nell’ultimo periodo avrebbero avuto un riscontro positivo sul mercato. D’altronde, se oggi nel sito di via Argine gli operai lavorano con turni di tre giorni a settimana per sei ore al giorno, producendo lavatrici di alta gamma, si potrebbe pensare anche a un ritorno della produzione di lavatrici di bassa gamma, già prodotte in questo sito aziendale negli anni in cui i lavoratori avevano turni lavorativi con orario pieno. Tra i lavoratori che stamattina si sono radunati in piazza Plebiscito, di fronte alla prefettura, si sentono commenti di questo tenore. Gli stessi esposti dai loro rappresentanti sindacali davanti al funzionario della prefettura e col sostegno dell’assessore Bonanno.

La piazza manifesta la propria preoccupazione, ma nutre ancora la speranza di far rientrare la produzione, senza riconvertire alcunché solo perché altrove al momento c’è un costo del lavoro inferiore e, quindi, un margine di profitto maggiore. Non accada quanto avvenuto nello stabilimento di Whirlpool di Amiens. L’azienda ha trasferito la produzione in Polonia, mentre lo faceva prometteva una riconversione, fallita come il sito, chiuso definitivamente dopo poco tempo. I lavoratori napoletani chiedono che si premi la qualità del lavoro, senza disconoscere il legame storico con un territorio e la sua comunità, soprattutto se quel territorio è martoriato dalla mafia. Quella di strada e quella istituzionale. Nella notte appena trascorsa, ci sono state due stese, una in piazza Sanità e una in quella di Materdei. Gli echi di quei proiettili sembrano risuonare anche in questa. Non ci sono vittime, ma in piazza Sanità, durante un’altra stesa, morì un innocente, Genny Cesarano. E il ricordo, a Napoli, a volte si fa spettro. A dimostrazione di quanto le fabbriche, in alcuni posti, sono luoghi di lavoro. In altri, sono presidi di legalità.

La piazza avverte una certa volontà al disimpegno nelle dichiarazioni di Luigi La Morgia, amministratore delegato di Whirlpool e vicepresidente di Whirlpool Emea, più che una concretezza nel possibilismo delle parole di Gilles Morel, presidente della stessa.

Medesima preoccupazione espressa dal coordinamento nazionale della Uilm, riunitosi a Roma giovedì 18 luglio. Nel comunicato sindacale, si esprime “la crescente preoccupazione per i segnali di disimpegno che Whirlpool continua a manifestare in tutte le realtà italiane“. Stessa preoccupazione fu espressa da Luigi Di Maio nel precedente tavolo tecnico, tanto da chiedere a Luigi La Morgia e a Gilles Morrel di poter avere una “visione complessiva per avere un punto di partenza, quindi per poter conoscere i fondamentali in tutta Italia“, oltre che a Napoli. In quel tavolo, La Morgia parlò della necessità di “azioni urgenti” per tamponare le perdite, che in Europa sarebbero di 21 milioni di dollari. L’Italia fu definita da La Morgia un “Paese strategico per il prodotto e per il mercato“, su cui continuare a investire attraverso la specializzazione delle fabbriche e il reshoring sul sito di Comunanza, definito “recuperabile”, nonostante continui a vivere un momento di difficoltà. Sul sito di Napoli, invece, dal 2009 si registrerebbero perdite pari al 60% del volume di vendite, nonostante un investimento di 100 milioni di euro.

Stando ai dati emessi dalla Uilm, come emerso anche da un precedente coordinamento con Fiom e Fim, ad Ascoli la solidarietà copre il 50% delle ore lavorabili, nonostante l’uscita di ottantacinque lavoratori e l’arrivo delle macchine ad incasso. A Caserta, su 324 dipendenti risultano esserci ben 144 esuberi e la reindustrializzazione del sito è molto lenta, di contro calano i carichi di lavoro del magazzino. A Fabriano, si registrano 50 nuovi esuberi e si vocifera che le delocalizzazioni verso l’estero nell’ambito della logistica e del service, non siano finite. A Cassinetta, nonostante buone vendite dei prodotti, pari a un +23%per i forni e +5% per frigoriferi, continuano i tagli e le delocalizzazioni nell’area impiegatizia, sempre a favore di stabilimenti in Polonia. A Siena, la solidarietà supera il 50% e la produzione denominata “kitchenaid” non risulta sia mai partita.