Nel giorno della manifestazione all’aeroporto di Capodichino, è stata lanciata una campagna di boicottaggio dei prodotti Whirlpool. Rosario Rappa, Fiom Cgil, ci spiega come sta evolvendosi la vertenza

Trecento lavoratori della Whirlpool di Napoli hanno protestato per un’ora all’interno dell’aeroporto di Capodichino, distribuendo ai viaggiatori dei volantini con la motivazione della loro manifestazione: “le multinazionali americane devono rispettare i lavoratori italiani ed il Paese in cui hanno le loro aziende“. In giornata, si è tenuto anche un pranzo nella fabbrica di via Argine per raccogliere i fondi da destinare alla Cassa di Resistenza istituita per sostenere la lotta.

Durante il pranzo solidale organizzato in fabbrica dalla Rete di Solidarietà Popolare, Rosario Rappa, Fiom Cgil, ha dichiarato: “Siamo ottimisti che si tornerà a produrre, perché l’andamento del mercato è in crescita contrariamente al 2018. Il governo proverà a convincere l’azienda a restare a Napoli. La nostra richiesta al governo è che ci dica com’è andata l’ipotesi A, convincere l’azienda a mantenere qui la produzione, altrimenti ci dica quale è l’ipotesi B. Ad oggi ci sono comunicati stampa ma nessuna comunicazione ufficiale della chiusura“.

Lanciando la campagna di boicottaggio dei prodotti della multinazionale americana, alla quale si registra già unadesione. un negozio di arredamenti a Mendicino, nel cosentino, ha esposto un cartello: “Qui non vendiamo più elettrodomestici Whirlpool” e ha lanciato lhashtag #iononvendowhirlpool. Spiega che la sua scelta non è una battaglia contro il colosso statunitense, ma un atto di solidarietà verso chi rischia di perdere il lavoro dopo tanti anni di impegno e lavoro fruttuoso. “Se la Whirlpool non ha a cuore il destino di 400 nostri connazionali, perché noi dovremmo avere a cuore l’azienda?“, chiede retoricamente Michele, uno dei titolari del negozio, a chi lo intervista.

Senza ricordare gli oltre seicento lavoratori dell’indotto o i colleghi della sede Whirlpool di Siena, il sito che più è in fibrillazione dopo quello campano. Da tempo i sindacati denunciano che la città metropolitana di Napoli ha perso negli ultimi dieci anni il 40% della sua capacità produttiva industriale, in un Sud che ha 20 milioni di abitanti, di cui solo 6 milioni sono gli occupati, essendoci un numero totale di imprese che non supera il milione. Alla luce della giornata di oggi e in vista dell’assemblea pubblica che si terrà il 25 ottobre a Castel Dell’Ovo alla presenza del sindaco Luigi De Magistris e dell’ex giudice Paolo Maddalena, presidente di “Attuare la Costituzione”, oltre che dello sciopero generale del 31 ottobre che coinvolgerà il settore dell’industria e dei servizi, cerchiamo di fare chiarezza con l’aiuto del segretario generale della Fiom Cgil.

D- Il Patto firmato da Whirlpool era davvero credibile?

R- Quando si arriva ad un accordo con una multinazionale e in sede ministeriale lo si sottoscrive, c’è davvero la buonafede da parte di tutti. Se sorgono dubbi è sul fatto che il piano sia portato a termine nei tempi prestabiliti. Per consuetudine, se l’accordo salta si toglie l’ammortizzatore o l’aiuto, ma non esistono clausole o vincoli legislativi neppure per le multinazionali che acquistano aziende italiane e dopo alcuni anni chiudono nel nostro Paese per aprire all’estero. Tutto ciò non accade né in Francia né in Spagna, dove la legislazione è più vincolante per chi entra sul mercato acquistando aziende locali.

D- Perché Whirlpool dice di cedere lo stabilimento di via Argine, dopo aver acquistato le italiane Ignis e Indesit e dopo aver investito nel Paese?

R- Perché fa utili, ma questi sono meno alti di quanto i manager si aspettassero. Per le lavatrici di alta gamma, fabbricate a Napoli e a Comunanza, il mercato c’è, tanto che la produzione non cesserà. Una parte della produzione fatta in Polonia, sarà fatta in altri Paesi europei. Ma, la Polonia non sarà ancora in condizione di fabbricare quanto il mercato può acquisire, così parte della produzione tornerà in Italia. Considerando anche la ripresa del settore, ci sono tutte le condizioni per tenere aperta la fabbrica di Napoli.

D- Ma il primo novembre cosa accadrà ai lavoratori?

R- Vorrei dire all’ingegner Luigi La Morgia, amministratore delegato della corporation, che i lavoratori non si li licenziano tramite comunicato stampa, come ha fatto Whirlpool annunciando la cessazione dell’attività produttiva dal 1 novembre. Anche in Italia, infatti, per licenziare bisogna avviare una procedura che dura almeno 70 giorni. Quindi, fino a prova contraria, i lavoratori sono ancora dipendenti di Whirlpool e continueranno ad esserlo anche dopo il 1 novembre.

D- Qual è lo strumento più appropriato per ricreare un tessuto industriale al Sud?

R- C’è da augurarsi una nuova Iri che riattivi un processo di politica industriale di settore e tuteli le filiere. Oggi non esistono più le condizioni per la statalizzazione delle aziende. Né si può pensare di riproporre i Patti territoriali o le zone economiche speciali, non avendo dato i risultati sperati, come dimostra il fatto che nel tempo il divario tra Nord e Sud è andato aumentando.

Si fornisce di seguito il C/c del Cral Whirlpool di Napoli, codice iban IT81N0306909606100000106810. I fondi sono nel pieno controllo dei lavoratori e verranno usati per sostenere ilavoratori durante il periodo di presidio e di la lotta sindacale