E’ partita ieri mattina da piazza Mancini per confluire fino a piazza del Gesù la ‘via crucis’ degli operai delle fabbriche campane in crisi. In testa al corteo una croce portata in spalla dai lavoratori di Whirlpool. Oltre ai dipendenti dell’azienda di elettrodomestici, che stanno vivendo la loro stagione di ‘passione’, anche gli operai di Jabil e Mecfond per citare le industrie tra le più importanti in Campania. Con tanto di crocifisso con la statua di un operaio Whirlpool portato dai lavoratori dell’azienda di elettrodomestici. Più di duemila i manifestanti tra loro anche attivisti e migranti. E poi 35 sindaci con il gonfalone che testimoniano il disagio dei tanti territori colpiti dalla crisi industriale della nostra regione. “La battaglia è ancora lunga e la città è unita – ha detto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris -. Il 7 novembre incontrerò il premier Conte e parleremo anche dell’impegno che il Governo deve avere sulla vertenza Whirlpool, perché salvare questo stabilimento è un diritto, non certo una concessione”.

Animato da slogan pro occupazione con fumogeni colorati e adesivi con la scritta “Whirlpool Napoli non molla“, lo spettro della serrata ha preso le sembianze dei manifestanti e ha sfilato per il centro di Napoli. Ci sono molti lavoratori Fca, Jabil e Mecfodn. Durante il corteo è stato indetto uno sciopero di 4 ore dell’industria e del terziario. Nonostante Whirlpool due giorni fa abbia dichiarato di voler ritrattare, ieri è stata comunque un fiume umano, una manifestazione dettata dall’esasperazione degli operai che chiedono certezze, lavoro, dignità. Intanto nei giorni scorsi l’azienda di via Argine ha annunciato la revoca della procedura di cessione del ramo d’azienda e lo stop agli oltre 400 licenziamenti e la ripresa della produzione. “Non siamo alla soluzione ma guadagnare tempo prezioso è utile – ha commentato Fim, Marco Bentivogli -. Ci sarà una tregua fino a marzo, Whirlpool conferma il progressivo calo del mercato e dunque la volontà di cessione resta solo rinviata a inizio 2020″. 

“Un passo avanti importante ma le ragioni dello sciopero restano, non arretreremo. Confermiamo lo sciopero “ hanno dichiarato i sindacalisti ieri in corteo.

“L’area metropolitana di Napoli era la terza zona industriale d’Italia negli anni Settanta – chiarisce Giovanni Sgambati, segretario Uil Campania e invece ora è diventata un declino da arrestare. Dobbiamo difenderla restando uniti, solo così si vince”. Intanto lavoratori e sindacati fanno sapere che la lotta contro il tempo per salvare l’occupazione non si ferma. Ora bisogna pensare a soluzioni concrete per il futuro dell’industria regionale, prima che sia troppo tardi e che la Campania sprofondi in un baratro senza fine e con lei il futuro dei giovani.

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