Si è svolto ieri all’interno della Whirlpool l’ultimo appuntamento della prima parte dell’XI Festival dei Diritti Umani di Napoli, a cui hanno partecipato sindacalisti, esperti e testimoni dell’ex-Ilva di Taranto e delle Fonderie Pisano di Salerno. Quello di ieri mattina, nello stabilimento di via Argine, è stato uno degli incontri più sentiti, durante il quale gli operai sono stati coinvolti in una lunga vertenza che è ancora lontana dal definirsi conclusa. “Abbiamo incontrato l’ambasciatore di Cuba, Jose’ Carlos Rodriguez Ruiz, che, trovandosi per altri motivi a Napoli, è passato a trovarci. Ha esordito dicendo che ha sentito gli echi della nostra lotta. Abbiamo parlato di tante cose, tra cui la similitudine tra il popolo napoletano e quello cubano, tra la nostra lotta e quella del suo popolo“. Ha raccontato così l’incontro con Rodríguez Ruiz, Vincenzo Accurso, lavoratore della Whirlpool di Napoli. L’operaio dal 31 maggio scorso presidia la fabbrica per salvaguardare un luogo di lavoro e di legalità in una zona industriale, quella di Ponticelli, che col tempo sta assumendo sempre più le sembianze di una terra di mezzo. Un po’ alla mercé delle bande locali, dopo le chiusure degli stabilimenti dei grandi gruppi industriali che qui avevano eretto uno stabilimento, e un po’ terra promessa dell’hi tech, che qui è sbarcato dopo l’inaugurazione dell’Apple Academy.

Il “Festival del Cinema dei Diritti Umani“, giunto alla sua XI edizione, ha fatto dunque tappa nello stabilimento, dove è stato proiettato “Il Contratto” pellicola di Ugo Gregoretti all’interno del dibattito intitolato “Clima, lavoro, salute e veleni. L’impatto delle mutazioni climatiche e dell’economia sull’occupazione e sulla salute pubblica“. Oltre ai lavoratori in presidio, sono intervenuti due delegati della Fiom Ettore Torreggiani e Francesco Brigati, oltre al presidente del Comitato Salute e Vita di Salerno, Lorenzo Forte. Il pensiero comune è che nello stabilimento Whirlpool, come in quello dell’ex Ilva a Taranto e in molti altri, si lotti in difesa dei principi che pongono l’uomo al centro, perché si crei benessere per la collettività, garantendo un’economia funzionale alla salute del corpo sociale più che sottomessa agli scopi utilitaristici di pochi. “Resistere o morire” è il motto cubano che l’ambasciatore, accompagnato dall’assessore comunale Rosaria Galiero e dal segretario del Partito comunista italiano, Mauro Alboresi, ha ripetuto e che da sentimento comune nazionale potrebbe diventare uno degli slogan cantati dagli operai in fabbrica come in corteo fin sotto al Ministero dello Sviluppo Economico, dove si svolgono le riunioni tecniche tra il governo e la multinazionale americana. Intanto il 27 novembre dalle 16.00 nei piani alti del dicastero di via Molise si tornerà a discutere delle sorti di un presidio di legalità e dell’indotto da esso derivante. Tutto questo, assieme al polo tecnologico e all’Università degli Studi Federico II, insediatasi nel 2015 nell’ex fabbrica Cirio, potrebbe essere il volano per la rinascita di un intero territorio, dove qualcuno sogna ancora un polo di eccellenza.