Non sono bastati 18 mesi di lotta dei lavoratori, per far cambiare idea all’azienda americana che termina oggi la produzione di lavatrici nello stabilimento di via Argine. Intanto ieri sera il Comune di Napoli ha simbolicamente spento le luci di tutta piazza Municipio, di Palazzo San Giacomo e del Maschio Angioino per mostrare vicinanza alla lotta degli operai. Una decisione aspramente criticata dai sindacati, in particolare la leader della Fiom Francesca Re David che ha definito «La chiusura di Napoli ingiustificata. La rabbia dei lavoratori è altissima. E c’è un rischio concreto di disimpegno progressivo della multinazionale dall’Italia». Sulla stessa linea anche i metalmeccanici della Cgil che, per voce di Rosario Rappa spiegano: «Ci sentiamo traditi, ci risulta che stiano costruendo uno stabilimento in India in cui andranno le linee produttive di Napoli. Il governo non può dirsi impotente. Chiediamo al governo di dire come pensa di far rispettare la sovranità nazionale». Massimiliano Nobis, segretario nazionale Fim Cisl chiede invece un passo indietro da parte di Whirpool: «Chiediamo di far tornare Whirlpool sui propri passi ed investire in ricerca e sviluppo col sostegno del governo. Lo dobbiamo ai 400 dipendenti di Napoli ma anche a tutti quelli del gruppo».

All’incontro di ieri in collegamento streaming per cercare di salvare in extremis la chiusura, erano presenti il presidente del Consiglio, il ministro Patuanelli, il titolare del dicastero sul Sud Giuseppe Provenzano e la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo.

Sulla vicenda Whirpool si è espresso anche il cardinale Crescenzio Sepe. L’arcivescovo ricorda di essere stato “più volte tra i lavoratori dello stabilimento di Napoli dove ho anche celebrato una festa del Primo Maggio e la Messa, perché il lavoro è fattore fondamentale nell’affermazione della dignità della persona’’ e ribadisce che “rispetto a tale imminente ipotesi non si può restare indifferenti e prendere semplicemente atto. E’ necessario che le istituzioni nazionali e locali, in ragione del loro ruolo e potere, si attivino decisamente e concretamente. Bisogna salvare un’azienda che rappresenta un’eccellenza nel mondo produttivo cittadino e meridionale. Occorre tutelare i lavoratori e le loro famiglie’’.