Chiudere Whirpool in questo periodo di recrudescenza della diffusione del contagio ed in piena esplosione della pandemia sociale ed economica è un atto che la città di Napoli ed il Paese non possono accettare: così il sindaco di Napoli, Lugi de Magistris, in merito alla vertenza Whirlpool -. Il primo cittadino ha poi aggiunto: ‘’Il Governo eviti subito questa sciagura che rappresenterebbe, soprattutto in questo momento, un colpo micidiale per migliaia di persone. Whirpool non si tocca !”.

Il destino dello stabilimento di via Argine al momento sembra irreversibile così, il 30 ottobre, i cancelli chiuderanno e si fermerà la produzione. “Dopo 18 mesi, sebbene gli sforzi messi in campo siano stati importanti e unici, il mercato su Napoli non è cambiato. Quindi confermo quanto abbiamo già detto un anno fa. Il 31 di ottobre la produzione su Napoli cesserà“, ha aggiunto il vice presidente operazioni industriali Luigi La Morgia, dopo l’incontro a Roma al ministero dello Sviluppo economico. Al tavolo hanno partecipato, tra gli altri, i ministri dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e per il Sud, Giuseppe Provenzano, oltre ai rappresentanti sindacali e delle istituzioni locali e regionali.

Intanto per protestare contro la decisione Cgil Cisl Uil Napoli hanno annunciato uno sciopero generale per il 5 novembre. “Qualora l’azienda non recedesse dai suoi dichiarati intenti di chiusura del sito di Napoli – fanno sapere i sindacati – siamo pronti ad uno sciopero generale, nel rispetto delle modalità previste dalle attuali norme di sicurezza anti-covid, estendendo a tutte le altre categorie produttive, nell’area metropolitana di Napoli, lo sciopero già indetto dalle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto”. 

La comunicazione di Whirlpool di procedere con la chiusura del sito di via Argine è stata accolta con incredulità dal ministro Stefano Patuanelli, il quale ha spiegato: “ero convinto che ci fossero le condizioni per continuare, prendiamo atto che così non è. Informerò il governo in consiglio dei ministri questa sera“. Una scelta giudicata “estremamente grave e inaccettabile per il Paese” dal ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano che ha poi aggiunto: “C’era stato un impegno con il Paese nel piano industriale, che ora non viene onorato, e in quel piano industriale il governo o meglio l’Italia, mi viene da dire, aveva riaffermato la strategicità dello stabilimento di Napoli“.