“Il risultato dell’incontro è positivo. Abbiamo ribadito la strategicità dell’Italia e che investiremo 250 milioni. Abbiamo confermato come richiesto dal ministro Di Maio lo scorso incontro che non chiudiamo il sito di Napoli e che garantiremo l’occupazione”.

Con questa dichiarazione di Luigi La Morgia, amministratore delegato di Whirlpool per l’Italia e vicepresidente di Whirlpool Emea, si conclude il terzo incontro, tenutosi al Ministero dello Sviluppo Economico. Oltre a La Morgia, a questo incontro si è presentato anche Gilles Morel, presidente di Whirlpool per l’area di Europa, Medio Oriente e Asia. Il tavolo tecnico è saltato di una settimana rispetto alla data di convocazione, perché il ministro per il Lavoro, Luigi Di Maio, aveva chiesto alla multinazionale che Gilles Morel fosse presente.

E la presenza con presa di posizione da parte del presidente di Whirlpool Emea, c’è stata. Presa la parola durante il tavolo di crisi subito dopo l’intervento di La Morgia, Gilles Morel, ha detto, rivolgendosi al ministro e ai lavoratori:

Confermo i 250 milioni di investimenti in Italia, oltre al reshoring di Comunanza, in merito alle lavatrici dalla Polona all’Italia. Stiamo preparando la fabbrica di Napoli, non molte aziende stanno facendo uno spostamento di produzione dalla Polonia o dalla Turchia all’Italia. La situazione su Napoli è comunque sfidante“.

Se nel primo incontro il ministro per il Lavoro, Luigi Di Maio, ha imposto tre aut aut, senza i quali la multinazionale non avrebbe più avuto incentivi dallo Stato e avrebbe dovuto restituire il denaro pubblico di cui aveva beneficiato, ovvero nessun disimpegno, nessun licenziamento e lavoro per tutti i dipendenti, all’incontro di oggi i vertici dell’azienda hanno preso la parola, esponendo le proprie ragioni.

Il ministro Di Maio ha chiesto ai vertici di Whirlpool Emea se il problema, di cui si parla, è relativo alla produzione dello stabilimento di Napoli, oppure è di altro genere e richiede “un intervento organico”. Maggiore chiarezza è stata chiesta anche sulla perdita, pari al 9%, che si sarebbe registrata nel 2018 nello stabilimento di Comunanza, nelle Marche, altra sede del gruppo, per la quale si parla di reshoring, ovvero del rientro a casa dell’azienda che in precedenza ha optato per la delocalizzazione.

Stando alle dichiarazioni dei suoi rappresentanti, Whirlpool Emea avrebbe perso, in tutto, 106 milioni di euro nel 2018, per il deterioramento del settore del lavaggio. Quindi, sarebbe in perdita nel settore delle lavatrici di alta gamma, sulla cui produzione si pensava di puntare per riqualificare l’impianto di via Argine.

Questa trattativa è iniziata con Whirlpool che ha detto che la soluzione per Napoli era l’interruzione della produzione. Se oggi proponete di continuare la produzione a Napoli anche grazie all’aiuto dello Stato, allora oggi abbiamo fatto un piccolo passo in avanti, altrimenti ci saremmo presi in giro per la terza volta“.

Questo è stato il commento di Barbara Tibaldi, seduta al tavolo per la Fiom-Cgil. e

E’ stato più duro, invece, l’intervento di Nicola Ricci, Cgil Campania: “

Non si comprende la stabilità occupazionale di cui si è discusso anche oggi su quale piano industriale si regga se, come sta accadendo in queste ore, i prodotti vengono dirottati verso la Polonia. Chiediamo, ancora una volta, alla Regione Campania di scendere attivamente in campo per sostenere questa vertenza, così come accade nelle altre regioni. Stesso impegno auspichiamo anche per la vertenza che sta convolgendo lo stabilimento Jabil di Marcianise. Le multinazionali non possono paventare piani industriali e poi scappare dal territorio“.

Tutto questo accadeva nel palazzo, mentre per strada gli operai giunti da Napoli intonavano canti e slogan, interrotti solo dalla contestazione all’uscita dal Mise di Luigi La Morgia, salutato con fischi e con l’epiteto di “traditore”. Mentre Monica Buonanno, assessore al lavoro del comune di Napoli, presente al ministero, a fine giornata guarda la nota positiva:

l’aver lottato insieme quotidianamente senza mai perdere per un attimo neanche l’attenzione mediatica, è servito almeno a sospendere qualsiasi intenzione da parte dell’azienda di chiudere con leggerezza e senza troppi rimpianti“.