Whirlpool annuncia a Conte la chiusura della fabbrica di Napoli dal 1 novembre, il sindaco e il governatore sono uniti nel chiedere un incontro al premier. Oltre allo stato di agitazione in tutti gli stabilimenti del gruppo, i sindacati chiedono di fare leggi che sostengano chi investe e colpiscano chi usa incentivi e non rispetta i patti. La città risponde con due eventi, in programma entro il 31 ottobre, contro la chiusura del sito di via Argine

Whirlpool Emea prende atto con grande rammarico della mancata disponibilità da parte del governo a discutere il progetto di riconversione del sito, perciò, si legge ancora nel comunicato stampa diramato da Whirlpool Emea dopo l’incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, “si trova costretta a procedere alla cessazione dell’attività produttiva dal 1 novembre 2019“.

Nei fatti come nella dichiarazione, Luigi La Morgia, presente a Palazzo Chigi in qualità di vicepresidente di Whirlpool Emea oltre che di amministratore delegato della stessa per l’Italia, non lascia spazio di manovra alle intenzioni di governo e parti sociali. L’aut aut è stato sempre tra la cessione o la riconversione, che per le parti sociali non è da prendere in seria considerazione, date le credenziali di Prs, la start up che dovrebbe subentrare alla multinazionale e dati gli insuccessi di tutti gli altri tentativi di reindustrializzazione tentati da Whirlpool.

Le motivazioni addotte per giustificare la chiusura aziendale sono legate alla forte riduzione delle vendite di lavatrici oltre che alle condizioni economiche internazionali fatte di dazi e guerre. Eventi questi che non sarebbero stati prevedibili il 25 ottobre 2018, quando si firmò il Piano Italia, con cui il governo italiano e la multinazionale si impegnavano a investire 250 milioni di euro su tutti i siti aziendali. Inducendo all’investimento anche gli imprenditori dell’indotto, presenti in vari punti della penisola. Al Corriere della Sera, l’ad ha rinfacciato al governo di aver “ottenuto solo il 3% del totale degli investimenti”.

Di atteggiamento “ostile, aggressivo e irrispettoso” parla il sindacato, che definisce “predatorio” il comportamento della multinazionale. Mentre i lavoratori degli altri siti hanno reagito alla notizia della chiusura della fabbrica di via Argine con due ore di sciopero alla fine di tutti i turni in ciascuno stabilimento. Continuerà a lungo lo stato di agitazione nelle fabbriche italiane del gruppo. Appresa la decisione, a Napoli, circa trecento dipendenti hanno lasciato il presidio in fabbrica per bloccare l’autostrada A3 Napoli-Salerno in segno di disappunto con la scelta peggiore che la multinazionale potesse prendere e facendolo tra l’altro in maniera unilaterale.

Non c’è stato un passo in avanti da parte dei vertici italiani di Whirlpool. Più che di loro rigidità al dialogo, direi che da loro non è venuta nessuna prospettiva al dialogo. Anche oggi ho detto loro che questa è una crisi aziendale particolare, perché avviene in aree particolarmente disagiate a livello socio-economico, lì c’è sofferenza e noi faremo di tutto per assicurare un futuro alle quattrocento famiglie“, dichiara il premier Giuseppe Conte. Nelle stesse ore, la politica romana litiga sulla gestione della vertenza e sugli accordi firmati e disattesi.

Non è la vertenza di 400 famiglie ma di un’intera città. Da una settimana scrivo a Conte per avere un incontro. A Ponticelli la fabbrica non è fallita, ma l’azienda sceglie di chiudere questo sito anziché altri. La chiusura è un attacco alla città. Se il governo non riesce a far rispettare un accordo ministeriale, quindi non riesce a essere autorevole, allora nulla è più credibile“. Così, il sindaco Luigi De Magistris ha espresso il suo rammarico davanti alle telecamere di Televomero, dove ha appreso della decisione unilaterale di Whirlpool. Se il sindacato sta organizzando un incontro tra le sigle sindacali di tutti i segretari delle classi lavorative napoletani e campane per il 21 ottobre, il sindaco annuncia un’iniziativa molto forte e dirompente per evitare che la vicenda muoia come qualcuno vuole“, coinvolgendo prima del 31 ottobre l’intera città oltre che i lavoratori.

Anche il presidente della regione Vincenzo De Luca scrive al premier per avere un incontro e discutere della “gravissima crisi che coinvolge le strutture industriali campane, chiedendo l’urgente fissazione di un incontro finalizzato al puntuale approfondimento, con l’opportuno supporto tecnico di INVITALIA, in ordine alla attendibilità e sostenibilità del piano industriale della società interessata e ai possibili sblocchi della crisi“.

La politica locale chiama in causa il corregionale Luigi Di Maio, che a ottobre 2018 aveva firmato il Piano Italia in qualità di ministro per lo Sviluppo Economico e aveva seguito la vicenda dagli inizi. Dalla Farnesina, dove oggi guida il ministero degli Esteri, tace, lasciando che dalla politica parlamentare giungano poche proposte politiche e molte critiche sulle scelte di chi ha governato negli ultimi quindici anni. “È arrivato il momento per il Governo di assumere atti concreti se serve anche normativi, per dare concretezza a quanto in passato dichiarato: colpire Whirlpool se dismetterà Napoli e sostenerla se invece cambierà idea e deciderà di investire per rilanciare la produzione“. In queste parole di Rocco Palombella, Uilm, è racchiuso un sentire che sembra essere sempre più comune.

In foto, operai in assemblea durante il presidio del 15 ottobre, prima che giungesse la notizia della chiusura