In vista dell’incontro del 24 luglio al Ministero dello Sviluppo Economico, l’assessore al Lavoro, Monica Buonanno, incontra i lavoratori che presidiano la fabbrica di via Argine.

Segue la vertenza dal 31 maggio, giorno in cui i lavoratori hanno appreso che la multinazionale avrebbe chiuso questo sito, salvo retrocedere dalla posizione favorevole al disimpegno, previa revoca dei soldi pubblici stanziati nell’autunno 2018 per le sedi italiane della multinazionale. E compresi nel piano industriale presentato alle borse, in cui la multinazionale è quotata.

A distanza di tre mesi e dopo quattro tavoli di crisi, qui si respira aria di speranza mista a timore. Ma la rassegnazione non è di casa a via Argine. A Ponticelli, periferia est di Napoli, la gente sa cosa sia la lotta per la legalità e cresce imparando a gestire la paura della guerra tra clan. Mentre l’assessore Buonanno e il sindaco De Magistris incontrano i lavoratori del presidio, la Dia presenta la relazione semestrale, relativa a luglio-dicembre 2018. Si legge quanto segue:

Lo stato di disagio sociale e di illegalità diffusa, la convivenza tra organizzazioni camorristiche, gruppi di gangsterismo urbano e bande di giovani delinquenti fa sì che le prime possano contare su eserciti di centinaia di persone, minori inclusi, impiegati come vedette, trasportatori d’armi, corrieri a domicilio per la consegna di sostanze stupefacenti, omicidi“.

In questa ottica, si comprende l’attaccamento degli operai di via Argine a “Mamma Whirlpool“, come la senti ancora chiamare tra i lavoratori, e si comprende meglio anche l’unione della città, oltre ogni colore politico. Il sindaco, Luigi De Magistris, ha parlato di “sfida per la legalità che vogliamo e dobbiamo vincere“. All’assessore Buonanno, porgiamo le seguenti domande.

D- Cosa si aspetta il Comune dal tavolo tecnico di mercoledì 24 luglio?

R- Noi stiamo seguendo la vertenza Whirlpool sin dal primo momento. Dal 31 maggio siamo accanto a tutti i lavoratori, a tutti i 430 cittadini, che all’improvviso si sono visti negare tutti i diritti, a cominciare da quello al lavoro. Crediamo sarà una giornata importante. Al momento, al netto di qualche piccola apertura, non abbiamo avuto grandi riscontri. L’estate è alle porte. Le persone hanno diritto al lavoro e all’informazione. Hanno diritto di sapere cosa succede rispetto al loro futuro. Ci facciano sapere qual è la vera perdita di Whirlpool, che non deve lasciare Napoli. Ci devono far sapere cosa accadrà ai lavoratori di Carinaro. Ci devono far capire se è un effetto domino su tutte le sedi di Whirlpool in Italia. Ci devono far capire se è la stessa sorte destinata agli stabilimenti in Francia. Questo non lo ammettiamo, siamo pronti ad alzare la voce“.

D- Dopo l’incontro in prefettura, si è parlato di “vertenza nazionale” più che locale.

R- La vertenza Whirlpool sin dal primo momento è stata una vertenza nazionale, perché gli stabilimenti sono collegati l’uno all’altro, pur avendo ciascuno le produzioni di propria competenza. Se questi lavoratori fanno solo lavatrici, ce n’è un altro che fa solo piani cottura o frigoriferi. La produzione Whirlpool è complessiva. Se cade uno stabilimento, a domino cadono gli altri. Ma una multinazionale che crolla davanti a un fantomatico calo di produzione, onestamente non è un atteggiamento credibile da parte di una multinazionale“.

D- Cosa serve ancora per convincere questa multinazionale a restare sul territorio e a vincere questa che il sindaco, De Magistris, ha definito una “sfida di legalità”?

R- L’attrattività degli investimenti in Italia c’è. Nell’ultima riunione fatta a Roma abbiamo chiesto un’operazione di decontribuzione e di defiscalizzazione degli oneri, collegati ai posti di lavoro e ai costi della produzione. Se domani ci dicono che lo Stato investe in decontribuzione, contribuendo all’abbassamento del costo delle lavatrici e del prezzo del lavoro, capiremo se andiamo verso ciò che abbiamo chiesto“.