Il presidio dei lavoratori di Whirlpool torna a spostarsi davanti alla sede del Consolato statunitense dalle 09.30 di questa mattina. I dipendenti napoletani sono stati sostenuti da delegazioni provenienti dagli altri siti italiani e da una rappresentanza dei lavoratori dell’ex Embraco, che da anni sono alle prese con una reindustrializzazione mai attuata.

Un atto simbolico e molto forte“. Con queste parole, Gianluca Ficco (Uilm) definisce l’adesione di tutti i lavoratori del gruppo allo sciopero dello scorso 17 luglio e a quello odierno. In quell’occasione, una delegazione di lavoratori si recò davanti al palazzo della Prefettura della propria città per sensibilizzare sulla vertenza e per dimostrare solidarietà verso i colleghi maggiormente a rischio di perdita del lavoro. Con lo sciopero di oggi il sindacato torna a chiedere “un piano industriale non solo a Napoli, ma per tutti gli stabilimenti“. Nel pomeriggio di ieri, il coordinamento nazionale Whirlpool di Fim, Fiom, Uilm si è riunito all’hotel Terminus per discutere delle strategie da adottare in vista del tavolo tecnico convocato per il 31 luglio al Ministero dello Sviluppo economico, oltre che per la manifestazione di questa mattina davanti al consolato Usa. Fim, Fiom, Uilm, in una nota congiunta, ribadiscono la necessità che la multinazionale rispetti il piano industriale firmato nel 2018 in sede istituzionale, denunciando le continue delocalizzazioni delle funzioni di staff e più in generale il disimpegno dal nostro Paese.

Oltre a evitare la chiusura dello stabilimento di Napoli, i rappresentanti sindacali e i lavoratori delle altre sedi italiane di Whirlpool chiedono al governo di schierarsi con i lavoratori e di evitare di proporre reindustrializzazioni, che sono definite “fantasiose“.