Una maglia simbolo della lotta da ieri avvolge Look down‘, il bimbo in catene raffigurato nella scultura di Jago, simbolo degli indifesi del nostro tempo, collocata nei giorni scorsi in piazza del Plebiscito. “Con la nostra maglia abbiamo coperto i deboli, gli indifesi, i più piccoli, contro il freddo ed il buio di questi tempi, come coperta a difesa della nostra vita e del nostro futuro” hanno spiegato gli ex lavoratori Whirlpool con un messaggio di solidarietà e di lotta creativa per protestare contro la chiusura della loro fabbrica da parte della multinazionale statunitense.

Una maglietta che copre il bambino dal freddo – spiega Vincenzo Accurso, Rsu della fabbrica -. Quella statua è un invito a guardare chi è in basso, chi è in difficoltà, chi è in una condizione di disagio. Come noi. La nostra vertenza può creare pericolosi precedenti – afferma – A Terni, la Teofran ha annunciato di voler chiudere lo stabilimento senza rispettare gli accordi, proprio come ha fatto la Whirlpool“.

Lo stabilimento di via Argine ha fermato la produzione il 31 ottobre scorso, dopo 8 mesi di vertenza tra azienda, sindacati e governo, nel tentativo di far ripartire la produzione di lavatrici, con nuovi aiuti statali. “Speriamo che con il nuovo presidente americano, Biden – aggiunge – possa cambiare qualcosa. Abbiamo più volte cercato una interlocuzione con le istituzioni americane, continueremo a farlo. Sappiamo che il Governo italiano sta lavorando, almeno questo ci è stato detto – prosegue – ma ci sentiamo come quando, per essere rincuorati dalla presenza di un bullo ci si rivolge al papà e lui di tutta risposta dà ragione al bullo, prende atto che il bullo c’è e basta“.