Il cineteatro Acacia, storica sala di via Tarantino nel quartiere napoletano Vomero, rischia la chiusura per volontà dei proprietari, che intendono trasformarlo in un supermercato. La notizia ha suscitato la profonda indignazione dei cittadini e della comunità digitale: su change.org è stata lanciata una petizione indirizzata al Ministero dei Beni Culturali, alla Regione Campania e al Comune di Napoli, che ha raccolto più di 3 mila adesioni in due giorni.

Vincenzo Amoroso, il promotore della petizione, spiega che «il covid quest’anno ha messo in ginocchio anche la cultura, ma il teatro Acacia ha rappresentato troppo per ognuno di noi e non possiamo vederlo ridursi così». Dagli anni ’50, infatti, l’Acacia rappresenta un simbolo del Vomero e un punto di riferimento culturale, specialmente per le scuole napoletane. Nato come cinema, dagli anni ’80 ha affiancato alla programmazione cinematografica un cartellone teatrale, divenuto stabile dal 2005. Come ricorda anche Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori Collinari, il cineteatro Acacia «ha rappresentato a Napoli la prima sala con duplice destinazione, concepita sia come sala cinematografica che teatrale, con 676 posti di platea e 225 di galleria, immaginata e realizzata dall’ing. Roberto Fernandez subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando il Vomero era tra l’altro ancora considerato il “quartiere dei broccoli” con la presenza di pochi palazzi e di ampie zone ancora destinate alla coltivazione».

Come ricorda sempre Capodanno, agli inizi del secolo scorso, con la comparsa della Partenope Film, fondata in via Solimena da Roberto Troncone nel 1910 e della Lombardo Film, fondata da Gustavo Lombardo in via Cimarosa, il Vomero guadagnò il titolo di “cinecittà di Napoli“. Avrebbe visto la luce, nel 1913, l’Ideal di via Scarlatti, oggi sostituito da un negozio da abbigliamento. Negli anni ’60 il Vomero contava dieci sale cinematografiche, ma di queste, negli ultimi anni, circa la metà hanno chiuso i battenti: «sono scomparsi l’Ariston in via Morghen, sostituito da una banca, il Colibrì in via de Mura, sostituito da un club fitness, il Bernini, sostituito da un negozio di abbigliamento per bambini e l’Abadir, già Orchidea, in via Paisiello, dove attualmente c’è un supermercato».

Non è la prima volta che l’Acacia affronta un periodo di difficoltà: dopo la stagione teatrale 2012-2013, infatti, il cineteatro rimase chiuso per alcuni mesi, salvo poi ripartire il 6 febbraio del 2013, grazie al sostegno del Comitato Valori Collinari e all’interesse mediatico suscitato dalla vicenda. A sostegno della petizione si sono espressi anche il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli ed il conduttore radiofonico Gianni Simioli:

«È una petizione che condividiamo, sistemiamo e rilanciamo, così come abbiamo fatto anche con la raccolta firme organizzata da Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori Collinari. Quando l’emergenza covid sarà alle spalle dovremo rilanciare la nostra economia ma allo stesso tempo non possiamo assolutamente permettere la morte della cultura, senza di essa ci sarebbe l’appiattimento sociale ed ideologico, l’identità di un popolo e di una città sono dati dalla cultura. Non possiamo assolutamente pensare di vivere in città piene soltanto di supermercati e centri commerciali, sarebbe triste, deprimente e intellettualmente davvero poco stimolante. Salviamo la cultura, salviamo l’Acacia

Qui la firma per sostenere la petizione!