A una settimana di distanza dalle fiamme che hanno avvolto il Vesuvio ancora si fa fatica a credere all’accaduto. Degli animali che popolavano i lussureggianti pendii del vulcano molti sono scappati, ma tristemente in troppi sono morti.

Dei pochi sopravvissuti, se ne stanno prendendo cura gruppi di volontari ed attivisti a cui stanno portando acqua e cibo. Già dalle prime ore di lunedì 10 luglio, è apparso chiaro che la lotta al vasto incendio che stava interessando il parco naturale del Vesuvio sarebbe stata ardua: l’estensione e la posizione dei vari incendi, insieme alle alte temperature, hanno reso le operazioni dei vigili del fuoco molto complicate, causando ingenti danni al l’habitat vesuviano ed ai suoi abitanti. I cani ospiti dei canili della zona e i tanti randagi sono stati tratti in salvo, molti però sono periti nell’incendio. Non solo cani ma animali di molte specie sono morti: le immagini che si sono presentate agli occhi dei volontari, una volta domate le fiamme, sono state a dir poco drammatiche. Cani, volpi, gatti, uccelli, roditori, galline ed altri animali di taglia più grossa, sono stati rinvenuti carbonizzati, immobilizzati dalle fiamme, deceduti in modo doloroso.

Tuttavia è ancora sconosciuto il numero di animali e di specie che si sono salvati, ma i volontari stanno facendo del loro meglio per andare in loro soccorso, portando con loro acqua e cibo che vengono velocemente distribuiti nel territorio. Silvano Somma, esperto in scienze forestali, sottolinea: “Non siamo  in grado di fare una stima degli animali che si sono salvati, ma pensiamo che siano sopravvissuti in pochi. C’è da dire che tutti i volontari che stanno venendo nel parco sono mossi da uno spirito sempre più propositivo…”. È necessario l’intervento delle autorità per cooperare ed incoraggiare iniziative come questa, che sono indispensabili per un repentino ripristino del territorio alla normalità.

simona caruso