Pronti, in quasi tutta Italia, a rientrare nella cosiddetta zona gialla, si inizia già a sognare il rilancio di molti settori produttivi. Quello in ambito zootecnico è rimbalzato nelle dichiarazioni ufficiali rilasciate dai vertici dell’Associazione Allevatori Campania-Molise dopo l’incontro che i suoi vertici hanno avuto con l’assessore regionale dall’agricoltura, Nicola Caputo.

Davide Minicozzi, Catia Gravina e Augusto Calbi, rispettivamente presidente, vicepresidente e direttore generale dell’Aracm, hanno parlato col politico del futuro dei duemila associati e dell’intero settore di loro competenza, oltre che della salvaguardia della biodiversità e del benessere degli animali. Minicozzi ha commentato con soddisfazione quanto emerso dall’incontro, nel quale sarebbe stato presentato un programma di rilancio dell’associazione. I temi affrontati sono stati visti alla luce della contrazione degli ordini dovuti alle chiusure nel campo della ristorazione, motivati dal dilagare dei contagi da Coronavirus. Nel documento intitolato “L’impatto del Covid-19 sul comparto degli allevamenti“, lo scorso dicembre l’Istat aveva certificato che il settore dell’allevamento era stato notevolmente colpito dalla pandemia in atto. A livello nazionale, le macellazioni di bovini erano diminuite del 17,8% e quelle dei suini del 20,2% rispetto allo stesso semestre del 2019. Nel mese di giugno, a lockdown terminato, si registrava un recupero del numero dei capi macellati per entrambe le categorie. Poichè è calata la domanda sono calati anche i prezzi, soprattutto per quelli delle aziende del Nord Italia, mentre il ribasso è stato inferiore per i prodotti commercializzati da aziende operanti nel Centro-Sud. Nell’incontro di ieri, l’intero sistema agroalimentare di Campania e Molise è stato posto all’attenzione dell’assessore regionale, che ha concordato sull’utilità di sforzi maggiori e congiunti per rendere più efficiaci le azioni a sostegno della categoria. “Il nostro progetto è affiancare gli allevatori nella crescita della qualità alla stalla, valorizzando il ruolo di custodi del territorio”, ha dichiarato il numero uno dell’associazione, prima di annunciare una mappatura delle aziende locali attraverso incontri con i piccoli imprenditori del settore. “Abbiamo avviato già un fitto calendario di visite aziendali per mappare e raccogliere non solo i problemi, ma anche le buone pratiche da mettere a sistema e condividere“, ha dichiarato a margine dell’incontro col politico regionale. Sembra, così, emergere l’intenzione di venire incontro alle prime richieste avanzate dall’intero settore agroalimentare. A emergenza sanitaria appena rientrata, in un’indagine nazionale realizzata da MSD Animal Health per capire l’impatto della pandemia sul settore dell’allevamento, il 61% dei duecento allevatori intervistati sosteneva di vedere la situazione come un’occasione per valorizzare il Made in Italy. Secondo gli intervistati, si otterrebbero maggiori risultati se si ripensasse l’organizzazione del lavoro così da garantire l’approvvigionamento e la continuità produttiva, oltre che una maggiore sicurezza di lavoratori e animali.

A fronte di un maggiore sforzo e di crescenti sacrifici, tutti gli attori convolti chiedono ora un sostegno dall’alto e una pronta gestione delle ricadute socio-economiche dell’emergenza, così da rendere migliori le condizioni di biosicurezza e di prevenzione lungo l’intera catena produttiva. Dopo mesi di lavoro fatto di più turnazioni e ore lavorate, come la pandemia richiedeva per ridurre i contatti e i contagi, la palla è ora nel campo della politica e delle associazioni di categoria, che sembrano essersi già attivate per raggiungere gli allevatori locali sui luoghi di produzione.