Con i quindici racconti della raccolta “La donna immaginaria” (Kairòs Edizioni) Maria Rosaria Selo ci regala una nuova emozione. Narrazioni brevi che si snodano in differenti declinazioni: la linea realistica della Scatola Nera” si sbiadisce sul confine delle visioni surreali dei Chiaroscuri”, tocca punte ironiche nei Racconti poco seri di eros e cucina”, fino all’autobiografismo di “Carissima me”.  Una scrittura sincera che non indugia in nessun tipo di virtuosismo verbale.  Frasi brevi che cercano nell’essenzialità la suggestione della parola unica, selezionata per evocare. Il rigore non nega alla scrittura l’emozione.

foto Selo

 

Che cos’è l’ispirazione per  Maria Rosaria Selo?

È uno stato d’animo, frutto di fantasia, di ricordi stratificati negli anni con le esperienze. Ispirazione è ciò che vedo incrociando passanti, ascoltando i loro discorsi  per strada.  Così nascono soprattutto i personaggi, i loro dialoghi, le loro storie.

Il titolo “La donna immaginaria” rimanda a una scrittura di donne per le donne?

In verità, sì. Questa raccolta è scritta più per le donne. La donna immaginaria è un po’ di tutto, come si vede nell’immagine della copertina, racconto una donna che, benchè sia sintonizzata col suo tempo, non rinuncia a fare un viaggio nell’immaginario del passato. Una donna che parla alle donne,  soprattutto quella della seconda sezione.

Qual è il filo conduttore dei quindici racconti?

Non c’è un unico filo conduttore ma uno differente per ogni sezione del libro. Ho costruito i racconti in modo che ciascuno porti all’altro. La sorpresa è proprio questa, il finale è una porta che si spalanca sul personaggio del racconto successivo. È una raccolta in cui ho cercato di variare  toni e generi, ne sentivo la necessità perchè, dopo il  romanzo “Io sono dolore”,  temevo che la mia scrittura potesse essere confinata  dentro i limiti angusti del genere.

I suoi racconti si muovono in direzioni diverse tra visione, realtà, ironia. Che cosa è più urgente raccontare oggi?

L’ironia è per me tentativo di evasione, di distrazione. La visionarietà è il sogno, la forza di evocare un mondo attraverso l’immaginazione. L’urgenza della realtà è presente nei racconti della seconda sezione, la più attuale.

La parte più dolente delle sue storie è quella della “Scatola nera”. Qui sembra  aver affondato il coltello in una condizione femminile inaccettabile ma attualissima purtroppo. Che cosa è più doloroso raccontare?

Le tematica più forte è la violenza fisica e morale subita da chi non ha voce né forza per urlare. Con il personaggio di Annarella ho provato a raccontare la miseria degli anni Cinquanta, il rapporto con una madre matrigna, la minorità della condizione femminile. In “Attraverso la notte” c’è la potenza dell’aldilà,  il senso della misericordia. “La terra che balla” racconta di una carnefice silente, una vera assassina. Si rovesciano i ruoli vittima carnefice.

È in arrivo un libro importante. Può regalarci una breve anteprima per Librimania?

Posso annunciare ai lettori di Librimania che  uscirà a luglio, per Cento Autori, “La logica del gambero” un romanzo gotico con cui spero di bissare il successo di “Io sono dolore”.

Enza Alfano