Virus Ebola: è bene sapere che…

Malgrado solo recentemente si senta discutere del virus Ebola , possiamo affermare che la scoperta di quest’ ultimo non lo è affatto. Fa la sua prima apparizione, infatti, nella Repubblica Democratica del Congo nel 1976. Ad oggi sono stati isolati quattro ceppi del virus , di cui tre sono potenzialmente mortali per l’ uomo. I sintomi sono mutevoli e compaiono improvvisamente. In un primo momento la sintomatologia comprende febbre alta, dolori addominali , nausea e vertigini. Spesso , a causa della generalità di questi ultimi, il morbo è confuso per una semplice influenza o con infezioni di altro tipo non letali per l’ uomo. Il periodo di incubazione del virus varia dai i cinque ai dieci giorni, dopo i quali i sintomi diventano più gravi provocando danni ad organi come milza,fegato e reni, fino ad un’ emorragia interna. Quest’ ultima è causata dalla reazione tra virus e piastrine che da luogo alla rottura dei vasi capillari provocando una febbre emorragica. Il tasso di mortalità è particolarmente alto , varia tra il 50 e 89%. Per diagnosticare il virus ci si avvale del test Elisa che però in fase non epidemica spesso produce dei risultati ambigui. La trasmissione nell’ uomo avviene attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei infetti o per contatto con le membrane mucose , ma non per via aerea. Finora tutte le epidemie sono avvenute in presidi ospedalieri inadeguati , dove le norme igienico-sanitarie erano raramente attuate a causa della povertà dilagante del luogo. Va infatti tenuto conto che l’Ebola si è sempre manifestata in zone particolarmente povere come Nigeria, Guinea, Liberia,Sierra Leone e solo nel luglio 2014 questa ha colpito per la prima volta l’ Africa occidentale. Il Paese italiano ad oggi non è considerato a rischio in quanto non vi sono collegamenti diretti con i Paesi colpiti. Fino ad oggi ,nonostante le ricerche, non era stata trovata ancora una cura definitiva. Venivano , infatti, eseguite solo terapie,come trasfusioni, per il mantenimento dei parametri ematici e di ossigenazione . Una speranza concreta sembra aprirsi negli ultimi giorni grazie ad un siero sperimentale portato dagli Usa in Liberia per tentare di salvare la vita ad un medico ed una missionaria statunitense. Il trattamento non era mai stato testato sull’ uomo, ma solo sulle scimmie. Sembra che i pazienti stiano reagendo bene alla cura tanto che a settembre, negli Stati Uniti, inizieranno le sperimentazioni del vaccino sull’ uomo. Si spera dunque in risultati positivi per chiudere concretamente anche questo capitolo della storia medica.

Emila Chiara Scognamiglio

 

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