Con la scrittrice napoletana Viola Ardone, nell’attesa della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, patrocinata dall’UNESCO dal 1996.

Il 23 aprile è la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, nota anche come Giornata del libro e delle rose. Le rose richiamano la Catalogna, dove nei secoli scorsi già esisteva un evento simile. Lì, il giorno dedicato al patrono Sant Jordi, in cui si regalano rose alle donne catalane, è diventato anche il giorno della promozione della lettura. Perciò, il 23 aprile i librai di tutta la Catalogna regalano una rosa per ogni libro venduto.

Mi piace aspettare questa Giornata mondiale del libro con Viola Ardone, un’autrice napoletana molto cara a me e a numerosissimi lettori. Di lei si è assai diffusamente parlato grazie al successo del suo ultimo libro, “Il treno dei bambini” (Einaudi, 2019).

«In base alla tua esperienza, cara Viola, cosa ci vuole maggiormente per essere buoni lettori? Costanza, tempo, curiosità, attitudine? Non sono suggerimenti, eh, quindi dimmi la tua… Anzi, visto che un tuo romanzo è “La ricetta del cuore in subbuglio”, ci daresti “La ricetta del buon lettore”?»

«È come per la pastiera e il casatiello, ognuno ha la sua! Ogni lettore è un lettore diverso: c’è quello onnivoro e leggermente bulimico, che accumula pagine e pagine attraversando generi e epoche, quello ossessivo e maniacalmente alla ricerca di storie che abbiano un denominatore comune (epoca, autore, ambientazione…), quello a la page, che non si fa scappare le ultime uscite e i premi letterari, quello devoto a un editore, alla cui linea rimane fedele nei secoli. Io sono un topo di libreria e fin da ragazza amavo farmi suggestionare dai tomi esposti, come se fossero paste in un negozio di dolci. E forse è questa la mia ricetta: piluccare di scaffale in scaffale.»

Viola mi porta alla mente Guido Gozzano e “Le golose”: Signore e signorine – le dita senza guanto – scelgon la pasta. Quanto ritornano bambine!

Ha iniziato a scrivere storie a sette anni, Viola Ardone, e da allora non si è mai fermata, a prescindere dalla pubblicazione o meno. I libri, quelli che legge e quelli che scrive, per lei sono essenziali.

«Proveresti a descriverti come sei, cosa sei, insomma che persona diventi quando leggi?»

«Io divento istantaneamente quello che leggo. E non è sempre semplice da gestire: ho letto Anna Karenina all’inizio di un settembre ancora tiepido e ricordo che andavo in giro con uno spolverino nero in lanetta con relativo collo di pelliccia, sintetica. Se il libro è buono, l’identificazione per me è immediata. Poter scivolare con tanta facilità nella pelle – o nella pelliccia – di un altro, a volte è anche doloroso ma è forse l’aspetto più piacevole della lettura.»

«Una vita non è vita se non hai letto… Prova a completare questa frase col nome di un autore o col titolo di un libro che, ovviamente a tuo parere, non può non essere letto. Lo so, è una di quelle domande assurde che impongono, nella risposta, un’impossibile selezione, ma questa è la comodità di essere intervistatrice… ora la rogna passa a te!»

«Eh no, ce l’ho! Non è il libro che ho più amato né quello che inserirei in un ipotetico “canone” letterario, qualora fosse possibile redigerne uno, ma è il mio libro feticcio: Viaggio al termine della notte, di Céline, un autore peraltro molto controverso che oggi, nel clima di caccia alle streghe e agli stregoni che ha preso il nome di “cancel culture”, rischia di cadere nel dimenticatoio.

È forse il libro che ho regalato di più, perché è uno dei pochi che non ho mai smesso di rileggere in epoche diverse della mia vita. Nonostante questo, non sono mai riuscita a scoprirne il segreto; è un racconto in cui si scivola in maniera ipnotica, ti ritrovi dall’altra parte senza capire come l’autore ti ci ha portato. La letteratura possiede questa sorta di illusionismo. Quando leggi e intravedi il meccanismo che vi è sotteso, non c’è gusto, proprio come per uno spettacolo di magia.»

«Da più di un anno viviamo la pandemia. Che lettrice sei stata in questo periodo così unico? Hai letto di più o di meno? Hai fatto scelte diverse da prima, proprio in virtù dello stato d’animo che ci sta, abbastanza uniformemente, contraddistinguendo?»

«Non ho notato differenze. Devo confessarti che per tutta la prima fase della pandemia, quella da marzo a maggio dello scorso anno, mi sono chiusa diligentemente in casa e ho assimilato la tecnica dello struzzo. Non ho mai seguito la conferenza stampa delle 18, tanto per dire, né le interviste ai virologi. Ho pensato: quando finirà me ne accorgerò. Ho letto né più né meno del solito, ho scritto quando dovevo e potevo e ho ritinteggiato casa, perché la mia grande passione, poi, è il fai-da-te.»

Quando stai male, quando ti senti sopraffatto, quando sei certo che non ce la farai, apri un libro e leggilo tutto. E se ancora non stai meglio prendine un altro e ricomincia.”

«Questa citazione di Stephen King la senti tua? Quanto per te lettura e scrittura sono un balsamo? E quanto l’una più dell’altra?»

«La lettura è la tachipirina, quella che abbassa la febbre e mi fa stare subito meglio. La scrittura è l’ansiolitico: assunta quotidianamente, migliora il tono dell’umore.»

Accenniamo a un genere specifico, il romanzo, e spostiamoci al ‘900: il romanzo diventò un luogo importante della ricerca filosofica. Proust, Musil, Broch, Kafka, Sartre, Camus, Canetti, Joyce, Gadda: sono alcuni degli scrittori che hanno sperimentato anche nuove forme linguistiche per esprimere la complessità del loro pensiero.

«Questa stagione sembra tramontata, sei d’accordo? Rispetto a quei nomi, la scrittura si ripropone in termini più semplici, a volte banali, sia dal punto di vista del “pensiero” che delle forme linguistiche. Perché, secondo te?»

«Non sono passatista, credo che la letteratura non abbia smarrito la sua funzione. In ogni epoca, poi, ci sono stati romanzi “di consumo” e romanzi per un pubblico più colto. Inoltre molti di quelli che oggi consideriamo canonici sono stati ritenuti scrittori di consumo, di genere, di nicchia, fenomeni passeggeri, sono stati accusati di non scrivere bene o di non rispettare le regole. Il metro di quello che resta è inevitabilmente il tempo.»

«E relativamente all’odierna sovrapproduzione di scritti: dov’è il motivo della vera e propria urgenza di scrivere, come se esistesse la consequenzialità “scrivo ergo sono”?»

«Oggi ci sono più possibilità, mi sembra, di arrivare alla pubblicazione, anche grazie a un mercato editoriale più “elastico”, che ha per alcuni aspetti anche scavalcato il concetto dell’editore, come eravamo abituati a concepirlo nel Novecento. Ci sono perfetti sconosciuti che arrivano alla notorietà tramite i social, su cui annoverano centinaia di follower. A me sembra un fatto positivo, perché più c’è possibilità di espressione meglio è. Poi, è naturale, ogni lettore sceglie di cosa approvvigionarsi. In questo l’editore ha ancora un ruolo importante perché fornisce una prima selezione e si fa garante di quello su cui appone il suo marchio.»

La Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore vuole innanzitutto promuovere la lettura. Per indurre a leggere, in famiglia, la cosa migliore è l’esempio e quindi credo che il figlio di Viola Ardone, ispirandosi alla mamma, legga molto.

«Ti andrebbe di raccontarci le sue preferenze, tanto da poter dare dei “consigli di lettura” per una fascia d’età più giovane?»

«”Salve, sono una scrittrice e mio figlio non legge.” Lo confesso: ha nove anni, è in quarta e ha imparato a dribblare con eleganza i miei tentativi di piazzargli un libro in mano. Eppure, non c’è stata sera da quando aveva pochi mesi di vita ad oggi, che non concludiamo la giornata con una buona storia. Io leggo ad alta voce e lui segue golosamente le avventure di Harry Potter, dei bizzarri personaggi di Roald Dahl, della Schiappa, di Capitan Mutanda, di Geronimo Stilton. Non ama leggere ma adora ascoltare.

Che faccio? Niente. Aspetto. Forse tutti questi semi piantati sbocceranno e un bel giorno si trasformerà in un lettore autonomo. Oppure gli resterà questo immenso bagaglio di storie e il ricordo di un’infanzia avventurosa. Non tutti sono destinati a essere lettori nella vita e nessuno è mai morto per non aver letto. È vero però che un lettore incallito, senza libri, potrebbe anche morire.»

«Lasciamo fare al tempo… Ascolta, Viola, mi fai una tua considerazione sulle celebrazioni: una giornata come la Giornata mondiale del libro, che valore ha?»

«Le celebrazioni sono meridiane infisse nel tempo: sono utili per fare due conti con il passato e chiederci a che punto siamo arrivati.»

Io, poco più di un anno fa, ho letto il suo “Il treno dei bambini”: una storia già di per sé di forte coinvolgimento, e quindi bravissima ad averla saputa cogliere. È stata poi capace di offrirla al lettore con grazia mai leziosa e sapienza espressiva, virtù che la contraddistinguono… «Ti confido che ho faticato a lasciar andare Amerigo, soprattutto l’Amerigo bambino, e ti sono tanto grata per avermelo fatto conoscere!»

Tra i ringraziamenti reciproci per questa intervista e gli ultimi saluti, ci scambiamo i titoli dei libri ora in lettura. Viola Ardone sta leggendo “Tempesta madre” di Gianni Solla (Einaudi) e io “Le ceneri di Angela” di Frank McCourt (Adelphi Edizioni). In occasione della Giornata mondiale del libro 2021, questi testi potrebbero essere degli ulteriori consigli…

E allora, buone letture!