Claudio Di Palma, regista e attore dello Stabile di Napoli, porta in scena – in prima nazionale al Teatro San Ferdinando di Napoli dal 22 febbraio al 5 marzo – l’adattamento teatrale del romanzo di Wanda Marasco “Il genio dell’abbandono”,  finalista al Premio Strega 2015.

Opera teatrale tra sogno e realtà, questa messa in scena della biografia di Gemito ci mostra lo stato mentale come prigionia.  Una reclusione da cui non c’è scampo, perché interna all’essere e non esterna. Questa è la scena in cui si svolge la rappresentazione.  Siamo, da spettatori, tutti dentro la mente di Vincenzo Gemito, i personaggi, la madre adottiva, le sue donne, sua figlia, il dottore dell’ospedale psichiatrico, l’amico pittore Antonio Mancini, ed il pittore stesso ci raccontano con una ‘frammentaria’ continuità narrativa, la tormentata vita del pittore. Il corpo e la mente sono divorati dal quel male francese, ma il malessere è preesistente, è, come dice l’amico Antonio Mancini, dato dall’arte, è nel suo sangue ereditato da quei genitori sconosciuti.

Questi personaggi che ci raccontano la sua storia, sono percepiti da lui e da noi che siamo dentro la sua mente, quasi come allucinazioni forse per effetto del litio mancante, o del bismuto o dell’arsenico curativo o forse per la sua stessa natura di artista. Quel che ne risulta, dunque, è un Vicienzo delirante che vede Napoli come un panorama distorto, e tutte le persone da lui amate, eccetto la madre, fisicamente deformate da lui stesso, sia per il contagio della malattia che per la violenza, fisica ed emotiva da lui perpetrata,  sono ombre o riflessi della sua sofferenza,  anche l’amico Antonio è come lui vittima della stessa malattia e dello stesso tormento: la sifilide è l’arte. Il Vincenzo della Marasco e di Di Palma, è qualcuno che, come il suo stesso nome dice, è posseduto da un innato malessere ed ha tradotto la sua sofferenza interna in espressione artistica, ma anche in forza distruttiva ed autodistruttiva. Di Palma e l’intero cast sono riusciti a rendere perfettamente il senso di angosciante claustrofobia di disperazione che soltanto chi è intrappolato dalla malattia mentale può provare, la frammentazione della psiche, e lo sgretolamento delle capacità percettive.

Simona Caruso

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, è interpretato da Angela Pagano (nel ruolo di Giuseppina Baratta), Claudio Di Palma (in quello di Vincenzo Gemito), Cinzia Cordella (Mathilde Duffaud), Paolo Cresta (il Dott. Virnicchi), Francesca De Nicolais (Peppinella Gemito), Giacinto Palmarini (Emanuele Caggiano), Alfonso Postiglione (Antonio Mancini), Lucia Rocco (Nannina Cutolo), Gabriele Saurio (Masto Ciccio). Le luci sono di Gigi Saccomandi, le scene di Luigi Ferrigno, i costumi di Marta Crisolini Malatesta, le musiche di Paolo Vivaldi.

Info www. teatrostabilenapoli.it | tel 081.292030 / 081.291878 | e.mail: biglietteria @teatrostabilenapoli.it
Orario rappresentazioni: 22, 24, 28 feb, 3 mar ore 21.00; 23 feb e1e 2 mar ore 17.00
25 feb e 4 mar ore 19.00; 26 feb e 5 mar ore 18.00