Dal passato più prossimo, che l’ha vista diventare un fortino della camorra, al futuro meno remoto, che la vede ora trasformarsi in un presidio di legalità, Villa Fernandes riapre i battenti, invitando la cittadinanza a partecipare a una serie di eventi dedicati alla formazione, ai libri e al teatro. Nel rispetto delle disposizioni di sicurezza anticontagio, gli incontri si terranno fino a lunedì 29 giugno nell’area esterna del complesso. Sono iniziati ieri pomeriggio, venerdì 19 giugno, nel nome de “La Cultura: un’opportunità di sviluppo economico e sociale per il territorio“.

Attorno al bene confiscato c’è un progetto di rete che ha una visione su cui i cittadini sono chiamati a riflettere: il recupero di un bene confiscato crea valore aggiunto se, oltre a puntare sul patrimonio artistico, storico e architettonico, riesce a farsi industria culturale attraverso lo sviluppo di opportunità concrete di lavoro e sostenibilità. Da qui passa una delle occasioni di riscatto che Portici ha dinanzi a sé. Il progetto di Villa Fernandes ha alla base la ricostruzione di legami sani tra persone, che sappiano creare una comunità, all’interno della quale si può pensare di sviluppare l’economia del territorio grazie ad attività di formazione e innovazione, le quali favoriscono nuove attività d’impresa, sociale e non. E’ questo il fine dell’hub creativo finanziato da Invitalia, agenzia del Ministero dell’Economia, secondo la presentazione di Antonio Capece, capo-progetto di Villa Fernandes, al cui interno, oltre ad aree dedicate a corsi ed eventi per cittadini e associazioni, sorgeranno anche un ente di formazione professionale, un’agenzia per il lavoro, un Informagiovani, uno sportello per l’Europa e un altro promosso dall’Unione Italiana Ciechi. Inizieranno a breve quindici tirocini formativi retribuiti grazie ai fondi erogati dalla sopra menzionata agenzia nazionale per l’erogazione degli investimenti e lo sviluppo dell’impresa. A Vittorio Fresa, suo responsabile della Service Unit all’interno di “Cultura Crea“, programma dell’agenzia finalizzato a creare e sviluppare iniziative imprenditoriali nell’industria culturale–turistica e no profit nel Sud Italia, è toccato l’onere di introdurre alcuni degli strumenti che lo Stato mette a disposizione dei cittadini. Nello specifico, sono tre le sottomisure che mirano all’attuazione del Pon Fesr “Cultura e Sviluppo” 2014-2020” per l’attivazione dei potenziali territoriali in Campania, oltre che in Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia. La prima è denominata “Creazione di nuove imprese nell’industria culturale” e da incentivi alla cosiddetta new-co, cioè a un’attività reata da meno di 36 mesi o non ancora costituita, purché le persone che vogliano costituirsi impresa lo facciano formalmente entro 30 giorni dalla comunicazione di ammissione alle agevolazioni. E’ finanziata con contributi che possono arrivare fino a 400 mila euro di investimenti e costi di gestione, purché questi ultimi non superino il 20% del totale erogato. La copertura è pari all’80% dei costi, raggiunge il 90% se l’impresa è formata per lo più da giovani sotto i 36 anni e-o donne. In entrambi i casi, una metà è a fondo perduto, l’altra è a interessi zero. La seconda sottomisura è denominata “Sviluppo delle imprese dell’industria culturale” e da incentivi all’impresa consolidata, anche sotto forma di cooperativa, purché sia una realtà che opera da più di 36 mesi al momento della presentazione della domanda, che può essere fatta solo da comuni che lavorino sugli attrattori. Si erogano fino a 500 mila euro di contributi, pari all’80% dei costi totali, di cui il 20% legato a spese di gestione per personale qualificato, interno o esterno. Nel caso di attività formate in prevalenza da giovani che abbiano meno di 36 anni e-o donne, la quota coperta dai finanziamenti sale al 90%, come sopra. Oltre ai beni materiali e immateriali, si possono erogare fondi anche a progetti che operino nel settore turistico, escluso dalla prima sottomisura di “Cultura Crea”, di cui l’ultima è denominata “Sostegno ai soggetti del terzo settore dell’industria culturale“. Elargisce incentivi all’impresa sociale, incluse le onlus, ovvero a quelle realtà che Fresa definisce “un modello di sviluppo italiano, che possiamo insegnare al mondo e all’Europa“, perché “espressione della resistenza, più che dalla resilienza, delle comunità locali“. Queste ultime hanno saputo conservare e dare valore a tesori culturali, che sarebbero potuti andare persi, nonostante siano testimonianza delle origini di tanti paesi e delle radici dell’intero Paese. Si tratta di programmi di investimento fino a 400 mila euro, senza costi di gestione, ma sempre volti alla copertura dell’80% o del 90% del totale.

Tre testimonianze hanno dato concretezza all’evidente valenza degli strumenti proposti da quel corpo poliedrico che è Invitalia, di cui “Cultura Crea” è solo una delle facce. La progettualità promettente di Villa Fernandes e quella messa in atto, da tempo, da Paolo Vassallo con la “Autism Aid Onlus“, da Viviana Rizzuto con la cooperativa di comunità “Identità e Bellezza” con sede a Sciacca e da Eugenio Gervasio del “Museo dell’Arte, del Vino e della Vite“, sia da stimolo a quanti, in piena pandemia, hanno avanzato proposte per avere incentivi e a quanti ne chiederanno, contribuendo a far fiorire l’industria culturale nella culla del Mediteranneo.