Certe commistioni producono molto più di una sinergia

Il giorno dell’estate di San Martino, nell’ambito della rassegna Parole e Musica curata da Luca Signorini, giornalista e scrittore, è stato presentato il libro di Paolo Di Petta, I-Dentity Gen (L’Erudita, 2018).

Mettere insieme parole e musica, come fa Luca Signorini, mettere insieme incuria e determinazione al riscatto come avviene nel Real Sito Borbonico di Carditello, mettere insieme le personalità di due fratelli poco somiglianti fisicamente tra loro, ognuno geniale a modo suo, in una mattina di novembre piena di un sole caparbio produce un effetto detonante.

Non lasciatevi ingannare da questo libricino sottile e nemmeno dalla sua suddivisione in sezioni brevi. Potreste immaginare che sia una lettura con cui ammazzare il tempo in attesa del metrò, sbocconcellando parole scritte, dandosi un tono senza portarsi dietro un grosso peso.

Siate guardinghi, leggete con attenzione le poche righe rivelatrici in copertina, e, solo se vi sentite pronti a vivere un’esperienza di ricerca, inoltratevi nella Traversa, (sì, traversa con la t maiuscola) come nella selva oscura.

Disponetevi alla sommità del cammino con la determinazione con cui un argonauta si sistema nella seduta ergonomica del proprio veicolo per affrontare un viaggio completamente al di fuori dell’universo a lui noto.

Probabilmente anche voi incontrerete Nick che sta fumando proprio all’imbocco della strada, è sempre lui il primo che si incontra e l’ultimo che si lascia quando si arriva, si parte e quando si ritorna. Probabilmente troverete il non luogo delle mille periferie del mondo che, scippate di un’identità architettonica e storica, si costruiscono per accumulo, lasciandosi scolpire dalle entità che ci abitano. Probabilmente, molto probabilmente, alla fine anche voi lascerete un segno, un sedimento del vostro passaggio. Sicuramente la Traversa lo lascerà in voi.

Questo infido libricino possiede mille vite, quelle raccontate dai suoi personaggi e tutte le nostre. Quelle dei fratelli Greg e Ghigli, quelle dei loro amici, quelle dei loro fantasmi.

I due fratelli Di Petta, simili e diversi dai protagonisti, avvinti da quello strano incantesimo che rende gli autori simili ai loro personaggi eppure mai uguali neanche in una autobiografia – poiché nella realtà come nella fiction una cosa è la vita che scorre e un’altra la sua narrazione – hanno dato vita a un incontro intenso, emozionante, pieno di verità. Non quelle verità valide per tutti, bensì le verità dell’ultima generazione analogica che ha vissuto il tempo del prima e del poi, che si è confrontata con il viaggio, metafora eterna dell’andare per tornare o dell’andare e non tornare perché ci si è smarriti.

Se ogni generazione è alla ricerca di una sua identità, questa ultima raccontata da Di Petta si trova a vivere un presente in cui ogni linguaggio è cambiato e lo sforzo di tradurre la propria memoria in narrazione nel tempo liquido del secondo millennio rende eroica la presa di coscienza del cambiamento avvenuto.