Via Luciana Pacifici, la bimba di otto mesi vittima delle leggi razziali

Martedì 17 novembre, alle ore 12, un nuovo nome andrà ad aggiungersi alla toponomastica di Napoli, mentre un altro sparirà. Il nuovo è quello di Luciana Pacifici, una bambina di otto mesi, da Milano deportata ad Auschwitz il 30 gennaio 1944.

Luciana Pacifici

Di lei, dell’unica figlia di Loris ed Elda Procaccia, nata a Napoli il 28 maggio 1943, non sappiamo neppure quando è morta (probabilmente durante quell’infernale viaggio che impiegò un’intera settimana per giungere alla sua destinazione finale). Del nome che invece viene scardinato dalla parete che l’ha retto per quasi mezzo secolo sappiamo tutto. È quello di Gaetano Azzariti, già presidente della Corte Costituzionale; già capo della segreteria del ministro Guardasigilli Palmiro Togliatti; già consulente nella Commissione di epurazione voluta dallo stesso Togliatti e dall’allora Presidente del Consiglio, Ferruccio Parri; già ministro di Grazia e Giustizia del Governo Badoglio; già presidente del tribunale della razza e – stando alle affermazioni dell’ex sottosegretario alla Giustizia Giuseppe Morelli, che dalle colonne del Corriere della Sera del 26 ottobre 1943, ne aveva censurato il comportamento da voltagabbana – principale ispiratore di «tutte le leggi fasciste».

Gaetano Azzariti

Comprese quelle ventotto leggi e Regi decreti che dal 5 settembre 1938 al 9 ottobre 1942 segnarono i destini di 58.412 ebrei italiani (quanti ne aveva contati il censimento razziale del 22 agosto 1938), di cui 1 su 10 mai più riemerso da quell’orgia di sangue e di dolore che è stata la Shoah italiana. Che si tratti di un evento importante per la storia di Napoli – e più in generale per quella dell’Italia repubblicana – è fuor di dubbio. Non solo per la data scelta: il 17 novembre, settantasettesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali, ma per il significato stesso che assume la cancellazione di una strada dedicata a un “volenteroso” complice della sciagurata avventura razzista italiana, il cui giusto posto viene ora preso da una (la più piccola) delle 42 vittime napoletane (per nascita o adozione) di quelle leggi che proprio Gaetano Azzariti – il cui passato fascista e razzista è stato miseramente occultato dalle motivazioni che, nell’estate del 1970, portarono alla dedicazione della strada – contribuì a scrivere. Una storia che, partendo da Napoli, si comincia a riscrivere nel giusto modo. Correggendo – guarda caso – il nome di una strada…

Nico Pirozzi

Nico Pirozzi