Alla VI Edizione del Forum “Lavoro, Occupazione, Imprese & Libere Professioni”, tenutosi ieri al Centro Congressi della Stazione Marittima di Napoli, sono stati resi noti i dati elaborati dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro sullo stato occupazionale in Campania e in Italia. Nell’anniversario della legge 12/1979, che ha istituito la professione del Consulente del lavoro, il Consiglio Nazionale e la Fondazione Studi hanno disegnato un quadro che induce a fermarsi a riflettere.

A dieci anni pieni dalla data d’inizio ufficiale della crisi economica, si registra in Campania un livello occupazionale inferiore (-2,1%), nonostante vi sia stato un boom nel settore turistico. La disoccupazione giovanile è andata oltre il 50%, quella femminile è oltre il 60%. Toni meno cupi sono stati usati da Sonia Palmieri, assessore regionale al Lavoro, per la quale le politiche di decontribuzione del 100% hanno aumentato l’occupazione nel triennio 2015-17, mentre Garanzia Giovani ha aperto le porte del mercato del lavoro a 31000 persone. Punto focale è la formazione, nel connubio, troppo spesso scisso, tra lavoro e istruzione. “L‘imponente dispersione scolastica” crea un disallineamento, che va riequilibrato attraverso misure di politica industriale.

Punto focale della questione, allora, è la desertificazione industriale del Mezzogiorno, dato per assodato che il lavoro non si crea per decreto ma per investimento. Dopo aver ricordato l’anniversario dell’uccisione di Aldo Moro e Peppino Impastato, Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uil, invita alla Manifestazione in programma il 22 giugno a Reggio Calabria. Proponendo il conflitto, inteso come protesta pacifica, per arrivare a chi di dovere ed essere ascoltati da chi di dovere, perché senza un Meridione in ripresa, il Paese rimane fermo. Soprattutto alla luce dei dati di crescita tedesca, Paese verso cui c’è il maggior tasso di esportazione dei prodotti regionali. Campani e non. La Germania è in fase di assestamento con un pil che crescerà poco più del 0,5%.

Anche per Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, siamo in una fase economica di stagnazione e si chiede retoricamente: “Un Paese può produrre occupazione di qualità, se la crescita è pari allo 0,1%?”. La risposta negativa si ricollega all’incremento della cassa integrazione, aumentata del 6% circa. Inoltre, la riduzione di ore lavorate, pari a un miliardo in meno in un anno, corrispondenti a 580000 posti di lavoro in meno, fa riflettere sulla scarsa qualità del lavoro odierno. Un lavoro di qualità è la sola forma di crescita accettabile, perché è quella che da frutti nel lungo periodo.

I dati esposti, nonostante i pochi esempi positivi, inducono il presidente dell’ordine, Edmondo Duraccio, a sostenere che le scelte del governo vanno riviste, in una logica di maggiore flessibilità, volta alla concessione di prestiti alle piccole imprese. Oltre ogni assistenzialismo, occorre che Reddito di Cittadinanza e Quota 100 si traducano in strumenti di accompagnamento dall’inattività alla ricerca di un’occupazione in un mercato del lavoro che non è omogeneo e non è neppure un sistema unico, come dimostrano i dati micro e macroeconomici. Dunque, l’invito è a investire in politiche attive del lavoro, da crearsi con la decontribuzione e la riduzione della pressione fiscale tout court, perché il costo del lavoro è avvertito ancora come una zavorra troppo pesante.

Al margine, arriva l’annuncio dello sblocco di 104 milioni di euro che la Regione Campania stanzia attraverso concorsi pubblici, finalizzati a un ricambio generazionale importante, per un totale di sedici nuove figure professionali per lavoratori e diplomati, senza limiti d’età. Fondi attesi dal 2002, ultimo anno in cui si sia svolto un concorso pubblico in Campania.