Vesuvio: “Tuttavia lo spettro ci perseguiterà!”

Il Vesuvio ha sempre suscitato terrore. L’unico interludio in questa paura è durato dal 1500 al 1631. Il vulcano era stato dormiente per quasi cinque secoli e quiescente dal 1500, e molti credevano che fosse spento.  I napoletani scendevano quotidianamente per i sentieri tortuosi giù per le pareti, fino in fondo, al lussureggiante cratere del vulcano. I boscaioli lavoravano nella densa, rigogliosa vegetazione cresciuta sul suolo vulcanico; i cinghiali vagavano liberi per questi boschi; i pastori badavano al bestiame che pascolava su ricchi prati.

Le pareti del cratere erano costellate nel fondo da numerose grotte e caverne, attraverso le quali il vento soffiava quasi incessantemente producendo un sinistro sibilo. Alla fine del 1631 ci furono dei terremoti in tutta l’area vesuviana e il livello dell’acqua nei pozzi adiacenti si abbassò misteriosamente. Intorno al primo dicembre, un visitatore, arrampicatosi sulla cima del vulcano scoprì che i lussureggianti boschi erano scomparsi, ed al loro posto il cratere si ere riempito fino all’orlo di materia vulcanica. Questi camminò da una parte all’altra del cratere, nè intimorito dalla potenza del fenomeno, nè preoccupato per il pericolo. Qualche sera dopo i contadini del luogo furono allarmati dai rumori dei demoni che ruggivano dentro la montagna, e cercarono di placarli con preghiere e cerimonie religiose. La sera del 15 dicembre, una stella luminosa apparve brillando sul vulcano. Più tardi quella stessa sera un lampo luminosissimo si abbatté sulla montagna, mentre la sua cima emanava un aurea di un rosso vermiglio scuro. Il fumo dalla montagna si inerpicava su per l’aria; i boschi ed i pascoli erano oramai in fiamme, e dei massi enormi venivano proiettati con forza fuori dal cratere. A Napoli la mattina del 16 dicembre la popolazione si svegliò alla vista straordinaria di una nuvola a forma di un gigantesco pino mediterraneo sospesa sopra il Vesuvio.

vesuvio

  Tuttavia, ancora nessuno comprese il pericolo che  li minacciava, fino a che l’abate Braccini, che aveva fatto lunghi ed approfonditi studi sul vulcano, andò nella sua biblioteca e lesse loro la lettera di Plinio il giovane, la testimonianza dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., Ecco” disse Braccini, chiudendo il libro “qui, in queste parole di 16 secoli fa, è descritto quello che vedete oggi“. Le scosse di terremoto si susseguirono sempre più frequenti, le esplosioni provenienti dal cratere divennero sempre più potenti, le persone iniziarono a soffocare a causa dei vapori sulfurei e il loro terrore fu aggravato dalla sensazione di impotenza. Intorno a mezzogiorno la città fu avvolta dall’oscurità, le case, secondo Braccini oscillavano come navi in tempesta; si sentiva un costante boato che ruggiva come le esplosioni di tante fornaci.  I lampi illuminavano costantemente il cielo e Napoli impazzì dal terrore. Il cardinale ordinò che il sacramento venisse celebrato in tutta la città. Una solenne processione fu organizzata per venerare il santo patrono, ma quando i sacerdoti andarono a prendere le sue reliquie, scoprirono che il sangue era liquefatto e stava bollendo. Il soffocamento di Napoli fu prevenuto, comunque, dall’intervento miracoloso di San Gennaro, quando le sue reliquie furono portate fuori nella piazza del duomo. Le autorità mandarono messaggeri con i tamburi per le strade della città supplicando le persone di rinnegare la corruzione dei piaceri carnali ed egoisti. Il giorno dopo il mare si ritirò di quasi 800 metri dalla costa per far ritorno con un’immensa onda che lo riportò ad un livello più alto del normale, sette lingue di lava scendevano velocemente lungo le falde del Vesuvio distruggendo villaggi e uccidendo migliaia di persone tra cui alcuni che stavano facendo una processione religiosa. La lava velocemente raggiunse il mare che per giorni sembrò un calderone in ebollizione.

1798011_385141428317548_5133678414679282391_n

La descrizione di Plinio della distruzione di Pompei diede fama eterna all’eruzione vesuviana del 79 d.C; ma il parossismo violento nel 1631 rimase fortemente impresso nell’immaginario contemporaneo: la terribile violenza della natura, il simbolismo delle tempeste elettriche, l’insignificanza dell’umanità in tutto, eccetto che nelle sue paure, l’orrore dalla cui revulsione l’umanità è protetta dalle leggi, e dalle usanze. Le emozioni di John Evelyn, 14 anni più tardi nell’ammirare il Vesuvio, erano oramai diventate normali: “mi sdraiai giù per guardare più lontano in quella terribile e terrificante voragine… un pozzo stupendo… Alcuni dicono la bocca stessa dell’inferno, altri dicono del purgatorio, certamente si deve riconoscere uno dei più terribili spettacoli del mondo.

vesuviowarhol

Tratto da “Gothic” di Richard Davenport – Hines del 1998 editore Fourth Estate Limited, London

Simona Caruso