Non arrivano buone notizie per gli 81 operai in cassa integrazione della MeridBulloni, sito che l’8 gennaio ha smesso improvvisamente di produrre bulloni a Castellammare di Stabia (Na) per ordine della proprietà. Dopo il confronto avvenuto al Ministero dello Sviluppo Economico tra il sottosegretario Alessandra Todde, l’assessore alle Attività produttive della Regione Campania Antonio Marchiello, e delegazioni dei sindacati in rappresentanza dei lavoratori, è emerso che “al tavolo di trattativa l’azienda è stata irremovibile“, spiega il rappresentante di Fiom-Cgil aziendale, Gennaro Verdoliva.

Va ricordato, che le 81 unità dal 18 dicembre presidiano i cancelli dell’industria senza sosta dopo aver ricevuto una lettera di trasferimento nelle fabbriche del Nord, lì dove la proprietà Fontana intende accorpare tutti i siti che portano il proprio marchio. L’intenzione, dichiarata apertamente, è di chiudere il 1 febbraio. “A rimanere non devono essere solo gli stabilimenti, che si chiamino MeridBulloni, Whirlpool o con altri nomi, ma soprattutto gli uomini e le donne del nostro Sud. Oggi si lotta per il diritto a restare di chi c’è e per il diritto a tornare di chi è andato via” scrive su facebook Giuliano Granato, candidato alle ultime regionali campane di Potere al Popolo, e ieri al fianco degli operai all’esterno della fabbrica nel mentre della trattative tenutesi al dicastero competente. E con toni altrettanto duri si esprime pure Romano Maniglia, uno degli 81 cassintegrati che accusa l’azienda di aver imposto “agli operai il trasferimento a Torino previo il licenziamento entro il 31 Gennaio 2021. Nonostante la chiusura positiva del bilancio 2020 dell’azienda ancora una volta a farne le spese è il Sud privo di una pianificazione economica“.

Se le istituzioni, nelle persone della “sottosegretaria Todde e l’assessore Marchiello sono stati altrettanto fermi e decisi ad ottenere che il `trasferimento´ non sia l’ultima parola della proprietà, che ha e deve usufruire degli ammortizzatori sociali per non sradicare le famiglie”, prosegue ancora il sindacalista Verdoliva, i Fontana sono stati chiari sulle ragioni del licenziamento quasi in tronco: “altra ragione decisiva per il trasferimento d’azienda è la riduzione importante dei volumi di domanda derivante dai grandi clienti della MEB, operanti soprattutto sul mercato francese“. Qui, stando al Gruppo Fontana, “si sono registrati riduzioni di oltre il 35% e non sono previsti grossi miglioramenti per il 2021“.