Approda in libreria il nuovo romanzo di Francesca Gerla edito da Homo Scrivens

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“Arianna l’indecisa, Arianna la scorretta, Arianna a scudo spianato contro ogni forma di verità”.

 Un romanzo sulla scelta, sull’amore, sulla verità, “La testimone” di Francesca Gerla. Arianna Esposito deve sostenere l’accusa di pedofilia contro Lorenzo suo ex amante. Il passato le rimbalza addosso con tutto il suo carico di dolore: l’incapacità di affrontare la verità si trasforma in una pesante responsabilità che riverbera nella vita stessa della protagonista e dei suoi affetti più prossimi.

Com’ è nata l’ispirazione de’ “La testimone”?

“La testimone” nasce dall’esigenza di esplorare il tema dell’etica che sento essere diventato un problema di grande attualità perché sempre più spesso la gestione delle scelte individuali è distante dai principi, dal sistema valoriale  cui pensiamo di fare riferimento. Si genera in questo modo un’etica fluttuante che ammette la conciliazione di posizioni contraddittorie.  Ho voluto raccontare il dubbio, l’ambiguità intesa come capacità di sentirsi nel giusto, trovando le motivazioni opportune per autogiustificarsi, pur sbagliando.

Si può affermare che dalla narrazione intimistica e introspettiva de’ “L’Isola di Pietra” con “La testimone” lei è passata a un romanzo d’impegno sociale?

Sicuramente sì, perché ho scritto il romanzo con la precisa intenzione di sostenere la magistratura nel suo impegno, raccontando le difficoltà di scelte spesso sofferte ma necessarie.                   

“La testimone” non è un noir, non è un giallo, né un rosa, ma un certo “colore” si annusa. Quanto ha intenzionalmente giocato con la scrittura di genere?

Ho pensato a questo romanzo come a una sorta di contenitore di più trame, al centro del quale c’è la trama del giallo giudiziario che ne costituisce l’ossatura. Tuttavia l’aspetto psicologico della vicenda mi ha preso la mano e ha risucchiato la trama giudiziaria.

Lei è moglie di un pubblico ministero. Quanto pensa l’abbia influenzata nella scelta di questa storia?

L’essere moglie di un pubblico ministero mi ha dato l’opportunità di conoscere l’ambiente della procura e aspetti procedurali che credo restino ignoti a chi non abbia dimistichezza con i tribunali.

Chi è la vera “testimone”della storia che lei racconta?

Molti personaggi si contendono e hanno questo ruolo. Arianna è la testimone, ma lo sono anche le donne testimoni nel processo, è testimone chi nella famiglia di Arianna conosce qualcosa che si rivelerà solo alla fine. Il titolo del romanzo ha un valore trasversale.

 

C’è qualche caratteristica di Arianna in cui lei s’identifica?

La dinamicità e il desiderio di aria di casa. Il suo viaggiare tra due opposti e sentirsi in questa continua tensione tra l’uno e l’altra.

 

Come si concilia il suo ruolo di caporedattrice di “Homo Scrivens” con quello di scrittrice?

Questa duplicità di ruolo è opportunità di un grande arricchimento sul piano umano e professionale, tuttavia richiede a volte un sacrificio personale. Bisogna imparare a stare in equilibrio fra interessi che possono entrare in conflitto.

Che cosa si augura per “La testimone”?

Mi auguro che il romanzo possa essere apprezzato non soltanto dai lettori ma anche dalla critica.

Che cosa si augura per il suo futuro di scrittrice?

Come scrittrice mi auguro di mantenere sempre lo stesso entusiasmo.

Enza Alfano