Eleonora de Majo, Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, informa con gioia, attraverso la sua pagina Facebook che “tra qualche giorno la pinza arriverà a Scampia. Ci siamo quasi. Manca davvero poco per vedere pezzo dopo pezzo la vela verde andare giù e con essa la mortificazione umana e la dignità negata ai tanti, troppi che nei decenni sono stati costretti ad abitarci.”
La “pinza” in questione arriva da Reggio Calabria ed è una gru Pmi tipo 890 super long demolition, pesa 130 tonnellate ed è alta 52 metri: è la pinza che ai primi giorni di febbraio raggiungerà il cantiere della Vela Verde di Scampia, per demolirla il 17 o 18 febbraio, a 45 giorni dall’11 dicembre scorso, giorno di inizio dei lavori per la rimozione dell’amianto, dopo l’autorizzazione dell’ASL del 9 dello stesso mese.
Le Vele, costruite dal 1962 al 1975 sul progetto dell’architetto Franz De Salvo, volevano inizialmente diventare un luogo di riqualificazione della periferia cittadina, dove avrebbero dovuto vivere in comunità centinaia di famiglie. Tuttavia, la mancanza di presidi statali e la loro occupazione da parte delle famiglie rimaste senzatetto dopo il terremoto del 1980, ha trasformato queste strutture nel simbolo del degrado periferico e in un cuore pulsante di spaccio e delinquenza. Erano inizialmente 7, tre sono state abbattute dal 1997 al 2003. Il progetto Restart Scampia, lanciato nel 2019, prevede l’abbattimento di tre delle quattro vele rimaste e la riqualificazione della quarta.
L’intervento per l’abbattimento delle Vele ha un costo complessivo di 27 milioni, finanziato per 18 milioni dai fondi del “bando Periferie” e per 9 milioni da quelli Pon metro. La tecnica usata sarà quella della demolizione meccanica top-down.