Ferdinando IV nel 1788 affidò a Jakob Philipp Hackert la commissione di dipingere 17 porti del Regno di Napoli, uno di questi, il dipinto del porto di Salerno era stato perduto e dimenticato. Il sovrano voleva usarli per arredare la Villa Favorita di Resina a Ercolano, ma si pensa che la veduta del porto di Salerno non sia stata mai consegnata e probabilmente il pittore avrebbe lasciato la capitale del Regno portando con sé quella tela.

Così il prossimo settembre, dopo più di 200 anni, il dipinto farà ritorno finalmente in Campania. In occasione della mostra “Da Artemisia a Hackert. Storia di un antiquario collezionista alla Reggia”. L’esibizione avrà luogo dal 13 settembre al 13 gennaio 2020 nella Sala degli Alabardieri, nella Sala delle Guardie del Corpo e nelle Retrostanze settecentesche degli appartamenti storici del Palazzo Reale.

La presentazione dell’esposizione, curata dalla galleria londinese d’arte antica Lampronti Gallery, ha avuto luogo al Teatro di Corte della Reggia di Caserta lo scorso 6 gennaio. All’incontro hanno preso parte Vincenzo Mazzarella funzionario della Reggia di Caserta, Vittorio Sgarbi e l’antiquario Cesare Lampronti, a cui è ispirata la mostra.

L’ultimo quadro della serie dei porti, quello di Salerno, è stato acquistato dall’antiquario in una vendita all’asta presso Christie’s a Londra  per 550mila euro. L’opera, 2,20 metri per 1,35, è firmata da Hackert e datata 1797, raffigura il porto di Salerno da Vietri sul Mare, con cavalieri e figure in primo piano, il Castello di Arechi sullo sfondo ed alcuni velieri in baia.

La mostra è appunto incentrata sulla figura dell’antiquario collezionista. Per questo Lampronti ha tenuto ha sottolineare la crescente importanza  del ruolo degli antiquari nelle mostre. Un ruolo fortemente riconosciuto in Inghilterra per la preservazione delle opere d’arte, che sono curate e collezionate  degli antiquari con tenacia e passione. Lampronti ha deciso di donare alla Reggia di Caserta “Il supplizio di Sant’Apollonia” di Salvator Rosa. Oltre al quadro di Hackert, saranno esposti 85 quadri dai caravaggeschi alla pittura del Seicento fino ai vedutisti del Settecento e alle nature morte: nella sua collezione Artemisia Gentileschi, Bernardo Cavallino, Mattia Preti, Massimo Stanzione, Micco Spadaro.

Lampronti,  proveniente da una famiglia di origine ebraica romana, iniziò a lavorare come antiquario a 19 anni nel 1961 nella galleria che suo padre riaprì nella capitale nel 1946, dopo aver perso tutto durante il secondo conflitto mondiale. La mostra alla Reggia di Caserta è la nota conclusiva di una carriera fatta con passione, ma che ha visto molti alti e bassi, e dopo 58 di attività, è  il punto di arrivo di una passione che l’antiquario continua a coltivare a Londra. L’Italia è per la troppa burocrazia, ha reso virtualmente impossibile il mestiere. Nel corso degli anni un irrigidimento delle norme ha reso più difficile far rientrare opere d’arte in Italia, anche se Lampronti nel corso della sua carriera ne ha fatte rientrare più di 11.000, come ha dichiarato lui stesso durante l’incontro con la stampa.