Un anno dopo sono distrutta, ogni giorno cerco di andare avanti come mi ha insegnato Mario. La sua forza mi accompagna, lo porto sempre con me, la sua forza mi accompagna in queste giornate cosi’ difficili in cui non posso parlarci, non posso vederlo, non possiamo vivere la vita che avevamo tanto atteso’’: così Rosa Maria Esilio, la vedova del vicebrigadiere dei carabinieri ucciso un anno fa a Roma, intervistata ai microfoni del Gr1 di Rai.

Va avanti, intanto, il processo ai due giovani americani imputati, Lee Finnegan Elder e Gabriel Natale-Hjorth che la notte del 26 luglio, esattamente un anno fa, si sono trovati davanti i due carabinieri. “Sono fiduciosa, credo nel lavoro dei magistrati la memoria di tanto valore non deve cadere nell’oblio, deve essere avvalorata dalla giustizia”, ha aggiunto. Mario Cerciello Rega, lo ricordiamo, è stato trafitto con 11 coltellate dopo essere stato aggredito dai due studenti ventenni in vacanza nella capitale. Secondo le ricostruzioni Elder ha accoltellato Cerciello, mentre Hjorth lo ha aiutato a nascondere l’arma, poi trovata nel controsoffitto della loro camera d’albergo a 100 metri dall’omicidio avvenuto in Prati, un quartiere del centro della città.

‘’Mario incoraggiava tutti a fare bene il loro lavoro, a essere responsabili per se’ e per gli altri, per quelli che lavorano io non posso che ringraziarli perchè sono così alti quei valori che hanno scelto come persone che devono soltanto essere onorati e rispettati, soprattutto perchè Mario ha dato il suo sangue in questa città che aveva scelto come casa. Lui è morto a 35 anni – ha poi detto Rosa Maria Esilio con una gran voglia di vivere, avevamo appena coronato il nostro sogno di vita, avevamo atteso tanto e ora mi restano quattro minuti al giorno di un video del matrimonio dove posso rivederlo”.