Se aveste dovuto allestire un presepe, nel Settecento, quello di oggi sarebbe stato il vostro primo giorno di lavoro.

Sì, perché, nel XVIII secolo, questo tipo di rappresentazione, unica al mondo per il modo di fondere l’umano e il divino, aveva raggiunto una tale complessità da richiedere un lavoro di mesi e mesi, per poter essere conclusa in tempo per il giorno dell’Immacolata Concezione.

Ma da cosa avreste dovuto iniziare il vostro lavoro?
Beh, sicuramente da uno scoglio.

No, ma cosa avete capito?! Niente a che vedere con il nostro bel mare di Napoli… Per scoglio, si intende la scenografia del presepe, deputata ad ospitare tutti i personaggi, gli oggetti, gli ambienti e le strutture dell’opera.

E non si tratta solo di sughero intagliato, come quello che, chiunque, almeno una volta nella vita, ha provato a realizzare, ma di una vera e propria impalcatura, in cui le arti plastiche, da sempre, si fondono con quelle pittoriche, con lo scopo di “inglobare” lo sfondo del presepe, fosse esso un pannello dipinto o un panorama reale, come quello osservabile alle spalle dei presepi di corte posizionati nelle panoramiche stanze di Palazzo Reale.

Ovviamente, all’interno dello scoglio di un presepe del Settecento avreste dovuto fare attenzione a preservare le tre scene considerate immancabili: l’Annuncio, la Natività e la Taverna.

Sono proprio questi tre luoghi/momenti fondamentali, infatti, a rendere il presepe quel mix unico al mondo di “opposti che si attraggono”, passando da una rappresentazione dell’Annuncio in linea con quanto riportato dalle Sacre Scritture, ad una scena della Natività in cui la grotta è soppiantata da un tempio in rovina, frutto del fascino di Pompei ed Ercolano appena scoperte e del trionfo simbolico del Cristianesimo sulle rovine della civiltà pagana. Senza considerare, poi, la scena della taverna, un vero piatto forte (è il caso di dirlo!) del presepe.

Alimenti di ogni tipo, pietanze ed altre prelibatezze enogastronomiche, ancora una volta, non elementi intesi non come meri guizzi artistici, ma come parti di un ambiente dalla forte valenza simbolica. Il peccato, in questo caso, quello della gola, diviene rappresentativo di tutti gli altri, così come la tentazione dell’oste nei confronti dell’avventore diviene paradigma universale di istigazione al peccato.

Avete ancora dubbi su come gestire il tanto cruciale scoglio?

Allora potete cominciare ad allestire il vostro presepe.