Un’odissea lunga due secoli: i marmi del Partenone 6° puntata

a cura di Giorgio Manusakis

…Ci manca solo qualcuno che ritenga anche il Sultano un benefattore, che cedeva i marmi solo perché, anche secondo lui, era l’unico modo per salvarli; un mondo di benefattori il XIX secolo insomma! E poi, se proprio volevano salvare l’arte, perché non smontare tutto il tempietto dell’Eretteo o addirittura tutto il Partenone, per rimontarli in Inghilterra, magari nel giardino di Buckingam Palace! I tedeschi lo hanno fatto con l’altare di Pergamo e la porta del mercato di Mileto, ma forse da bambini giocavano più spesso degli inglesi con le costruzioni. E proprio un tedesco dell’epoca particolarmente sensibile all’arte, il principe von Pueckler, il quale aveva la possibilità di viaggiare molto e che dei suoi viaggi ci ha lasciato molti scritti, in uno di questi del 1840, in cui racconta il suo viaggio in Grecia del 1836, descrive così il nostro benamato Lord Elgin e ciò che aveva fatto al Partenone: Devo fare riferimento ad una piccola torre costruita nella piazza dell’agorà su ordine di Lord Elgin quando questi andò via da Atene dopo averla saccheggiata. Voleva, forse in questo modo, perpetuare il suo lavoro. Molto giustamente, hanno trasformato questa torre in una prigione per ladri e abbiamo visto alcuni di essi sopra le finestre, scuotere con rabbia le sbarre e urlare insulti. Sulla punta di questa torre è posto un gallo del vento. In realtà avrebbe dovuto, questo gallo, trasformarsi nel ritratto di Lord Elgin fino a quando l’Inghilterra, generosamente, restituirà quanto rubato. Alcuni viaggiatori hanno provato a giustificare lo smembramento e la violenza subita dal Partenone. Non posso essere d’accordo con loro, principalmente perché sono amico dell’arte. Se Lord Elgin fosse stato nella posizione di spedire il Partenone cosi com’era, intero, con le navi in Inghilterra, qualcuno avrebbe potuto scusarlo. Ma distruggere un’opera d’arte del genere (la metà è andata distrutta inutilmente a causa delle difficoltà dell’operazione) per rivendere poi quanto rubato, questo resterà per sempre imperdonabile.
Non possiamo che essere pienamente d’accordo con il principe tedesco. Dobbiamo, inoltre, far presente il “salvataggio”, storicamente accertato, che ha compiuto il British Museum negli anni ‘30, quando i suoi “esperti” decisero che era ora di sbiancare i marmi e per farlo usarono acidi, spazzole metalliche e sostanze abrasive e, per giunta, avendo capito di averla fatta grossa, gli inglesi tennero segreto il fatto per evitare brutte figure; il tutto fu scoperto e reso pubblico dallo storico britannico St. Clair. Dunque, ricapitolando, i salvatori prima staccano i marmi con seghe e scalpelli facendoli anche cadere dall’alto e danneggiando irreparabilmente sia i marmi che il Partenone per loro stessa ammissione, poi gli fanno fare un lungo e avventuroso viaggio in mare con tanto di scampato naufragio, successivamente li piazzano a uso decorativo nel giardino di una villa della Scozia che li protegge col suo clima mite e, infine, li ripuliscono con spazzole metalliche, sostanze abrasive e acidi! A noi sembra più una tortura che un salvataggio. Passando a considerazioni più puramente artistiche e ricordando il concetto di valore artistico-culturale espresso dalle convenzioni sopra citate, riteniamo che i marmi, in quanto parte integrante del Partenone, se fossero restituiti al loro contesto originale, ricreerebbero la continuità storica e architettonica spezzata da Lord Elgin, anche se esposti in un museo…

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Fine 6° Puntata