Un’odissea lunga due secoli: i marmi del Partenone 3° puntata

a cura di Giorgio Manusakis

Passiamo ora alle varie posizioni pro e contro la restituzione dei marmi e alle loro motivazioni

Il British Museum

…La posizione del British Musuem si basa fondamentalmente sul suo statuto, il quale gli impedisce di restituire un’opera d’arte della sua collezione. Robert Anderson, ex direttore del museo, in un’intervista al “The Times” rilasciata durante il suo mandato, prima nega che i marmi possano essere restituiti alla Grecia perché “il museo non ha il potere di alienare nessuno dei suoi tesori. Gli amministratori, anche se lo volessero, non possono decidere delle proprietà del museo. Lo vieta la legge”, poi aggiunge che non era neanche nei loro poteri darli in prestito per le Olimpiadi 2004 in quanto “vi è un limite ai poteri degli amministratori quando non c’è la garanzia che l’oggetto sia restituito” evidenziando palesi dubbi sulla buona fede dei greci e, infine, afferma che “la richiesta di prestito da parte del governo greco non è mai stata indirizzata al direttore del museo, il tutto è avvenuto a mezzo stampa, per cui non vi è stato neppure un nostro ufficiale diniego”. Nell’agosto del 2003 il nuovo direttore del British Museum ha inviato una lettera al ministro della cultura greco in cui chiarisce che i resti del Partenone “rappresentano un’istituzione mondiale e universale e per questo motivo il British Museum è il posto migliore per loro”; contemporaneamente, i vertici del museo londinese emettevano un comunicato in cui ribadivano che non riuscivano “ad immaginare nessuna circostanza in virtù della quale cedere alle sollecitazioni del governo greco”. Il British Museum, inoltre, ritiene che Lord Elgin, asportando i marmi, li abbia salvati dall’incuranza dei greci, dai cercatori di souvenir e dagli atti vandalici, aggiungendo che la stessa Grecia ha dovuto rimuovere alcune sculture dal tempio per proteggerle dal deterioramento. Sempre nell’agosto del 2003, il “Sunday Times” pubblicava che vi erano degli accordi in fase di definizione per una custodia congiunta dei marmi, sotto l’egida dell’Unione Europea, secondo cui l’Inghilterra avrebbe conservato la proprietà formale dei marmi, mentre la Grecia avrebbe avuto il compito di custodirli in un apposito museo ai piedi dell’Acropoli, sezione distaccata del British Museum. Ma la smentita arrivò secca sul quotidiano “The Guardian”, dove gli amministratori del museo londinese sostennero che non vi erano stati né colloqui segreti, né prestiti a lungo termine; e alle pressioni del governo greco, il nuovo direttore del British Neil McGregor rispose: “la migliore collocazione per i marmi è il British Museum, una delle poche istituzioni universali al mondo.” Mentre, alle successive pressioni del governo greco per una cessione temporanea in occasione delle Olimpiadi 2004, Hannah Bolton, portavoce del museo, dichiarò che anche se il museo normalmente concedeva prestiti all’estero, i pezzi centrali della collezione non ricevevano quasi mai il permesso di lasciare Londra e che se vi erano stati colloqui in tal senso, riguardavano il prestito di altre opere d’arte con cui allestire mostre in occasione delle Olimpiadi….

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Fine 3° Puntata