Un’odissea lunga due secoli: i marmi del Partenone 17° puntata

a cura di Giorgio Manusakis

I marmi di Atene e lo sforzo dell’Italia
Caro Direttore, sono lieto dell’ esito che sta prendendo la vicenda degli Elgin Marbles, i famosi marmi del Partenone di Atene, asportati dall’ambasciatore britannico presso la Porta di Costantinopoli alla fine del Settecento, e oggetto ora di un probabile recupero, perlomeno temporaneo, da parte dei greci, in vista dell’ apertura in Atene del nuovo museo dell’ Acropoli. A nome del governo italiano e come ministro per i Beni e le attività culturali sono fiero di aver fornito un contributo rilevante alla soluzione di questa vicenda, grazie anche all’intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e delle Regione siciliana che ha voluto prestare ad Atene un frammento del fregio del Partenone, conservato a Palermo. Sono anni, infatti, che l’Italia è impegnata in prima linea in una politica di recupero dei beni culturali trafugati illecitamente dal nostro territorio, e di restituzione dei beni importati in altre fasi storiche, e non è un caso se oggi molti osservatori considerano esemplare questo nostro approccio. Grazie all’impegno profuso da Giuliano Urbani, e poi ripreso dai ministri delle varie maggioranze che si sono succeduti al Collegio romano, da Rocco Buttiglione a Francesco Rutelli, il governo italiano ha perseguito l’ opera di recupero dei beni trafugati, avvalendosi di un comitato di esperti oggi presieduto dal Consigliere di Stato Mario Torsello, che ha permesso di siglare accordi fondamentali con i principali musei americani, dal Metropolitan di New York al Fine Arts Museum di Boston, dal Princeton University Museum al Getty di Los Angeles.

Princeton University Museum

È mia particolare soddisfazione ricordare per esempio il caso emblematico del Getty Museum: quando risultarono evidenti le tracce del legame sospetto tra una ex curatrice attualmente sotto processo e un trafficante di antichità già condannato, il nostro governo riuscì ad ottenere la restituzione di alcuni capolavori d’ arte antica e ad avviare le trattative per la restituzione di altri importanti reperti, come il cosiddetto atleta di Lisippo. Da allora, molto è stato fatto anche con altri istituti americani. Due mesi fa, per esempio, abbiamo raggiunto un accordo col direttore del Museum of Art di Cleveland, Timothy Rub, in base al quale l’Italia otterrà la restituzione di 14 opere trafugate (lungo è l’elenco e va da bronzetti di epoca nuragica alle croci processionali del XIV secolo) e in cambio concederà al Museo di Cleveland il prestito di un numero corrispondente di opere, da esporre temporaneamente nella città americana. Aggiungo, inoltre, che analoghi accordi sono attualmente in corso di elaborazione anche con musei europei, come la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen, e posso dire che l’impegno sinora profuso lascia sperare che si concluderanno presto in modo positivo. D’altra parte sono ormai decenni che l’Italia dà prova di una sensibilità particolare in fatto di recupero e restituzione di beni stranieri, come dimostra per esempio la restituzione della stele di Axum all’Etiopia, e più di recente la restituzione alla Libia della Venere di Cirene, già conservata alle Terme di Diocleziano.

Venere di Cirene,

È uno sforzo importante, che s’accompagna da decenni a quello dai tanti esperti di restauro e specialisti nel campo della conservazione impegnati nella collaborazione diretta con molti Paesi stranieri, dalla Cina, all’Iran, dal Brasile alla Turchia, per garantire la salvaguardia del patrimonio storico comune all’intera umanità. ministro per i Beni e le Attività culturali

Bondi Sandro

Pagina 14 (21 giugno 2009) – Corriere della Sera

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