Lunedì 26 marzo (ore 20.30) torna al Teatro di San Carlo, in un recital molto atteso, Grigory Sokolov, uno tra i più grandi pianisti della scena internazionale che il nostro secolo ci ha regalato.
L’unica, irripetibile natura della musica suonata dal vivo è centrale per la comprensione della bellezza espressiva e della totale onestà dell’arte di Sokolov. Le sue poetiche interpretazioni che prendono vita con un’intensità quasi mistica, scaturiscono dalla profonda conoscenza delle opere che fanno parte del vastissimo repertorio del pianista russo. I programmi dei suoi concerti impaginano dalle trascrizioni della polifonia sacra medievale e dai lavori di Couperin, Rameau, Froberger e Bach, al repertorio romantico, con particolare attenzione a Beethoven, Schubert, Schumann, Chopin, Brahms, sino al XX secolo con Prokofiev, Ravel, Skrjabin, Rachmaninov, Schoenberg, Stravinsky.
E nel concerto del San Carlo, Sokolov, con la sapienza del suo pensiero e con il prodigio delle sue mani, ci accompagna in un percorso dedicato alla forma-sonata, con due compositori di epoche diverse che hanno portato a estremo compimento il genere: Haydn e Schubert.
Si parte, dunque, con Joseph Haydn, con le Sonate n. 32, 47, 49. Come è noto, Haydn (Rohrau 1732 – Vienna 1809) è il ‘padre’ della Sonata classica, ma in questo caso, di classico non ce n’è molto. Le Sonate in questione fanno un balzo in avanti e alla compostezza formale, si sostituisce un sentimento di malinconia, una vena spiccatamente lirica nella Sonata n. 32; o lo Sturm und Drung è già presente nella Sonata n.47, ma l’impeto e l’assalto è in Haydn sorretto da una lucidità di un pensiero forte che tiene sempre il controllo dei sentimenti.
Nella seconda parte Sokolov, come già accennato, ci propone un altro suo musicista d’elezione, Franz Schubert (Lichtental 1797 – Vienna 1828) non nelle vesti di massimo compositore della forma-sonata, ma il compositore degli Improvvisi, i quattro dell’opera postuma 142, che hanno un impianto assolutamente aderente al genere della Sonata. Quello di Schubert era il periodo in cui gli editori richiedevano forme musicali molto più lievi e di facile fruizione, come gli improvvisi, i valzer, rapsodie, notturni, ma i suoi Improvvisi sono saldamente strutturati e non sono altro che i ‘preamboli’ delle sue ultime tre maestose Sonate.

TEATRO DI SAN CARLO 

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