Dal “The New York Times”: a Napoli, il caffè offerto a degli sconosciuti

Napoli, una mattina di dicembre col cielo azzurro, Laura Cozzolino è entrata nel suo abituale bar all’angolo, al centro di Napoli e ha ordinato il solito: un caffè ristretto, che arriva caldo sullo scuro bancone di marmo. Si sofferma ad odorare l’aroma emanato dalla bevanda e poi lo butta giù in due sorsi veloci. Invece di pagare per un caffè, paga per due, lasciando la ricevuta per quell’altro, un caffè sospeso per uno sconosciuto.

“È un semplice anonimo atto di generosità”, ha detto la signora Cozzolino, 37 anni, impiegata di una azienda di apparecchiature ospedaliere. ” Come napoletana che cerca di limitarsi a quattro caffè al giorno, capisco che il caffè è una cosa importante, e che non dovrebbe mancare mai a nessuno”.

Il caffè sospeso è una tradizione che risale alla seconda guerra mondiale, ed è stata riscoperta recentemente in questi anni di crisi economica. Partendo da Napoli attraverso internet, questo gesto si è diffuso prima nel resto dell’Italia, e poi nel mondo, dalla Svezia al Brasile. In alcuni posti in Italia la generosità ora si estende alla pizza, al panino o persino ai libri.

Napoli è una città nota per la sua grinta, bellezza, caos e criminalità. A dispetto di queste cose o forse proprio per esse, i napoletani sono famosi per la loro solidarietà in tempi duri. Non si sa esattamente quando o come la tradizione dei caffè sospeso sia cominciata, ma il fatto che sia cominciata qui è la prova dei piccoli atti di generosità per i quali gli italiani sono famosi, ed anche del posto speciale che il caffè occupa nella cultura italiana. In tempi di crisi agli italiani possono mancare molte cose, ma il caffè non è una di queste. Così si ordina un altro caffè perché sia offerto a persone che non possono permetterselo.

caffè sospeso

Più del 90% delle famiglie italiane beve caffè a casa, e c’è un bar per ogni 490 italiani, secondo l’azienda Illy Caffè ed un’organizzazione locale che studia le abitudini italiane sul cibo e le bevande. Un espresso si presenta sotto molti aspetti: ristretto, lungo, macchiato o schiumato o corretto. Bere un caffè è un gesto che ha luogo rigorosamente in piedi, velocemente al bancone del bar. Esso scandisce naturalmente il ritmo del passaggio del tempo in una giornata, ed è un rituale pubblico ed intimo al tempo stesso.

Molti baristi attribuiscono un’anima al processo della preparazione del caffè, e si vantano di conoscere le preferenze dei loro clienti, prima ancora che questi poggino il loro gomito sul bancone, e comincino a parlare del tempo o a lamentarsi del governo. ” Il consumo del caffè come bevanda tradizionale precede l’unificazione d’Italia di 200 anni, così il rituale e le tradizioni che lo circondano sono molto vecchie. Andrea Illy, il direttore dell’omonima azienda, ha detto in un’intervista telefonica: ” A Napoli il caffè è un mondo a se stante, sia a livello culturale che sociale. Il caffè è un rituale che si fa con solidarietà”.

Questa solidarietà si sta diffondendo. Nel 2010 un piccolo gruppo di festival culturali ha dato forma a questa tradizione di generosità creando il network dei caffè sospesi. Lo scopo era di resistere ai tagli sul budget culturale dello stato, organizzando insieme e promuovendo attività culturali indipendenti, così facendo si sono organizzate iniziative di solidarietà per i bisognosi, ed incoraggiare i caffè sospesi è stata una di queste.

Ora in tutta Italia, i bar che si sono uniti a questo network mostrano la ‘targa’ dei caffè sospesi nelle loro vetrine, un adesivo nero e marrone con una tazza espresso bianca. In alcuni dei locali che partecipano a questa iniziativa, i clienti possono mettere le loro ricevute in un vaso sul bancone, da dove coloro che ne hanno bisogno, possono prenderle ed usarle, in altri i clienti pagano in anticipo per un caffè extra, ed il cassiere ne prende nota o attacca le ricevute nella vetrina del locale.

Nel momento in cui i più vulnerabili sentono la morsa della lunga crisi economica italiana, alcuni bar in città del sud, hanno invitato i loro clienti a pagare per un panino od altro per i bisognosi. Quest’anno Feltrinelli ha incoraggiato i clienti a comprare dei libri e lasciarli a coloro che non possono permetterseli. Anche la pizzeria Da Concettina ai Tre Santi, nel 2012 ha creato il logo della pizza sospesa e lo ha stampato sulle tovaglie, ed ogni settimana distribuisce circa 15 pizze ai poveri.

Ma a Napoli, con la sua grande diversità di quartieri e rioni, i bar hanno un posto speciale per tutti: senatori, famiglie con bambini, artisti di strada, uomini d’affari e mendicanti. ” Il caffè a Napoli è una scusa per fare conversazione, non come in altre città italiane più frenetiche,” ha detto Bruno La Mura, uno dei proprietari di Spazio Nea, una galleria d’arte, e caffè-bar, che offre caffè sospesi fin dal 2012. ” Qui non beviamo caffè, lo prendiamo per uso medicinale“, ha ribattuto il suo partner Luigi Solito. ” Per me la filosofia del caffè sospeso è che tu sia felice”. Anche prima di unirsi al network dei caffè sospesi, alcuni bar napoletani hanno imbellito la tradizione da soli. Al Gran Caffè Gambrinus, nel 2009 i manager hanno messo in mostra una vecchia, enorme caffettiera napoletana, una versione locale del tipo di macchinetta del caffè presente in tutte la case italiane, hanno lasciato il coperchio aperto, con spiegazioni, in sei lingue ed in napoletano, su che cosa sia il caffè sospeso e su come i clienti possano contribuire lasciando dentro lo scontrino.

Su più di 1500 caffè espresso, che si servono ogni giorno, 10 sono lasciati in sospeso dai clienti, ha detto Sergio Arturo, uno dei proprietari del Gambrinus. Circa cinque persone al giorno vengono e prendono uno scontrino dalla caffettiera, numero sempre più in crescita, ha continuato. Quasi tutti a Napoli sembrano conoscere cosa sia un caffè sospeso, anche se non tutti i baristi ne hanno servito uno. Nel centro storico di Napoli il Caffè 7Bello serve circa 1000 caffè sospesi all’ anno, per la maggior parte a persone anziane e migranti, dice il proprietario Pino De Stasio.

Il caffè è situato nell’edificio dove è vissuto il filosofo Benedetto Croce, su una strada che oggi è ricca di negozi per souvenir e bancarelle, che vendono corni portafortuna ad un euro l’uno. Questo è il bar dove la signora Cozzolino ha lasciato il suo caffè sospeso. ” Non conoscevo il caffè sospeso”, ha detto un altra cliente quel giorno, una madre di quattro bambini di Bucarest in Romania, con cinesine ai piedi, calzini, ed una leggera giacca invernale, che chiede l’elemosina li vicino. ” Sono entrata una volta per caso, e mi fu offerto un caffè, e così sono tornata. Anche a noi piace il caffè”.

Dal “The New York Times”

Simona Caruso