Si dà oggi inizio, ufficialmente, alle attività di un progetto che mira a studiare e a realizzare procedure innovative nell’ambito della gestione del traffico aereo, al fine di ridurre l’impatto che quest’ultimo ha sul clima e sull’ambiente. Il programma di ricerca si chiama “Create” e il relativo protocollo di cofinanziamento, che si avvale di fondi europei, è stato sottoscritto nei giorni scorsi. La speranza è che i risultati del progetto possano aiutare a gestire meglio l’inquinamento atmosferico, riducendolo al punto dal farlo gravare il meno possibile sui fenomeni meteorologici che, se avversi, causano enormi danni all’uomo.

Gli studi, che termineranno il 30 novembre, sono partiti lo scorso primo giugno dalla consapevolezza che la forte crescita della domanda di trasporto aereo, negli ultimi anni, si è tradotta in grandi emissioni di anidride carbonica, comunemente ritenuta la principale fonte di inquinamento atmosferico. Non esistono ricerche che dimostrino che la tendenza vada scemando, anzi i numeri dicono che l’inquinamento causato dal trasporto aereo sia in costante aumento. Il protocollo è stato sottoscritto da Angelo Riccio, professore dell’Università Parthenope, alla quale è affidato il compito del coordinamento. Da qui alla fine dell’anno, verranno esaminate nuove metodologie per migliorare le rotte del trasporto aereo, facendo leva su alcune innovative tecniche di previsione meteorologica e su modelli di trasporto e chimica ad alta risoluzione. Saranno applicati modelli di composizione atmosferica globale per simulare l’effetto del traffico aereo internazionale e modelli di circolazione su scala globale per capire l’influenza che le principali sostanze inquinanti dell’aria possono avere sui parametri meteorologici, come la temperatura e l’umidità. Secondo gli esperti, sarà possibile anche seguire l’evoluzione di ciascuna specie chimica e l’interazione con i livelli di inquinamento di fondo, così da testare i vantaggi sull’impatto ambientale nelle aree aeroportuali. In questo modo, si conta di studiare gli effetti del trasporto delle emissioni verso la stratosfera, dove, spiegano gli studiosi, queste possono avere un impatto significativo sulla chimica legata all’ozono.

Tutto ciò nasce da un sodalizio di grande rilevanza internazionale, che è stato reso possibile, come accennato sopra, dai fondi di Horizon 2020, il programma quadro europeo che finanzia programmi promettenti nell’ambito della Ricerca e dell’Innovazione. Oltre all’università Parthenope, nel progetto Create sono coinvolti a livello nazionale il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali, l’Istituto per l’Innovazione e la Società Sostenibile e l’Arianet srl, mentre a livello nazionale si annoverano il Politecnico della Catalogna, il Centro Aerospaziale Olandese e l’Istituto Meteorologico Finlandese.