Per sessanta giovani aspiranti magistrati si apre da oggi un nuovo scenario per potersi preparare all’esame di Stato che avvia alla carriera. E’ stato presentato ieri pomeriggio, in una conferenza intitolata “Diventare magistrato oggi“, trasmessa da Radio Radicale oltre che dai canali dell’Unisob, il corso di laurea magistrale in “Magistratura” dell’Università suor Orsola Benincasa. Se ogni anno, al triennio degli indirizzi giuridici sono ammessi centocinquanta studenti, nel nuovo biennio di alta formazione potranno iscriversi sessanta allievi. Trenta saranno selezionati con un bando di concorso aperto a tutti gli studenti di giurisprudenza delle università italiane che abbiano superato il primo triennio possibilmente con particolari requisiti di merito, altri trenta proverranno dall’Unisob.

Nel presentare il corso, il rettore Lucio d’Alessandro ha sottolineato come, oggigiorno, qualsiasi percorso quinquennale di studi deve poter garantire ai giovani una prima formazione professionalizzante. Poiché la magistratura, terzo potere dello Stato, pratica un diritto scritto, oltre alla competenza e al ragionamento, al futuro magistrato si richiede l’arte di saper capire la realtà circostante, che ha una natura poliedrica e dinamica, perché legata alle necessità proprie del momento storico in cui un fatto accade. Con l’intenzione di qualificare i giovani studenti, nasce il nuovo biennio che unisce alle tecniche di scrittura e argomentazione giuridica, le prove pratiche di problem solving di casi giuridici e gli approfondimenti speciali in diritto amministrativo, civile e penale, che spiegano l’evoluzione giurisprudenziale. Sono queste alcune delle principali attività su cui l’università suor Orsola Benincasa punta per contribuire alla formazione di un ordine dello Stato che è chiamato ad aiutare la cittadinanza a convivere in modo sano. Alla presentazione è intervenuto Filippo Patroni Griffi, presidente del Consiglio di Stato, per il quale è una scelta “logica e sfidante” quella dell’istituzione di un biennio professionalizzante che prepari a uno dei concorsi più difficili del pubblico impiego. Cita Pietro Calamandrei: “Per trovare la giustizia bisogna essere fedeli, essa, come tutte le divinità, si manifesta solo a chi ci crede“. Occorre capire dov’è il giusto e sapergli dare sempre una concretezza. Questo, spiega Patroni Griffi attualizzandolo, vuol dire studiare e aggiornarsi, abbracciando uno stile di vita responsabile, che sia ben lontano dalla legittimazione politica. Contro il rischio di rendere solo tecnico un mestiere, che deve essere ancorato alla sfera umana, cita di nuovo l’accademico fiorentino e la sua “volontà di condivisione” di una strada finalizzata a curare il dolore, oggi reso più acuto dalla pandemia: “Il processo, non solo quello penale, è di per sé una pena che va abbreviata rendendo giustizia“. L’augurio finale di Patroni Griffi ai futuri magistrati è quello di coltivare l’arte del dubbio, risolvendolo con una motivazione che renda conto solo al popolo, restando fedeli esclusivamente alla legge. Anche qui emerge l’attualità di un dibattito sulla magistratura, che deve mantenere un’indole indipendente dagli altri poteri, quello politico in primis. Il senso dell’essere magistrato oggi è chiarito da Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, futuro docente del biennio. Ribadisce come la giustizia debba tutelare i diritti dando soddisfazione ai bisogni dei cittadini, ai quali bisogna sentirsi vicini con uno spirito di responsabilità. La maggiore vicinanza andrebbe garantita ai cittadini più fragili, quelli che hanno nel giudice l’unica persona a cui potersi rivolgere per difendere i propri diritti. E’ netta la posizione di Cafiero De Raho nel condannare il collateralismo e la promiscuità con il potere esecutivo, che ha macchiato il rigore di alcuni esponenti del terzo potere. “Per quattro anni e mezzo ho studiato anche quattordici ore al giorno“, ricorda il procuratore, ammonendo: “Occorre impegno e formazione, la vita è una competizione in cui il sacrificio viene ricompensato proporzionalmente. L’obiettivo, qui, non è raggiunto con l’aiuto altrui ma con lo studio e la passione di chi vuole fare giustizia, che è una delle tre funzioni dello Stato. Motivo per cui il magistrato, che dev’essere imparziale, non potrà mai pensare di farsi politico“.

Dagli interventi al convegno, emerge, dunque, un augurio condiviso rivolto a tutti i magistrati, quelli futuri come quelli attuali: bisogna saper coltivare la propria formazione giuridica senza mai prescindere da una maturazione del senso etico e dell’indipendenza, per poter essere baluardi della libertà e dei diritti, che soli garantiscono l’attuazione del principio di eguaglianza e giustizia tra tutti i cittadini.