Dopo due mesi e mezzo di chiusura dovuta all’emergenza sanitaria, sul Registro delle Imprese si trovano oltre 44 mila iscrizioni in meno di nuove aziende rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con una riduzione in termini percentuali del 42,8 per cento. Il dato peggiorerà nel corso dell’anno, inoltre le ricadute peggiori colpiranno le regioni del Nord. Per quanto negativi, i numeri fotografano perdite meno pesanti nelle regioni del Mezzogiorno, a partire dalla Campania, affiancata da Basilicata, Sicilia e Molise, dove le nuove aziende iscritte nei tre mesi del lockdown sono calate tra il 20 e il 30 per cento rispetto al 2019. Lo rileva Unioncamere, che ha tenuto oggi la sua assemblea annuale, un’occasione per avanzare proposte al Governo, rappresentato dal ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. I punti elencati dalle Camere di commercio per rilanciare i territori sono dieci: digitalizzazione, tecnologie 4.0, infrastrutture, semplificazione, giustizia civile e mediazione, internazionalizzazione, turismo, nuove Imprese e giovani, sostenibilità, formazione, dotazione finanziaria e irrobustimento organizzativo delle aziende. Carlo Sangalli, presidente di Unioncamere, ha spiegato che: “Spingere l’acceleratore sulla digitalizzazione delle Imprese e sull’adozione delle tecnologie 4.0 porterebbe un incremento di oltre un punto e mezzo di Pil nel breve termine, mentre ridurre gli oneri burocratico-amministrativi sulle Imprese (in primo luogo quelli legati all’avvio di un’azienda o al pagamento delle imposte) vuol dire per l’Italia recuperare quasi 2 punti di Pil“.

Andrea Prete, vice presidente di Unioncamere, lo scorso 16 giugno, intervenendo agli Stati Generali proclamati dal primo ministro, Giuseppe Conte, aveva sottolineato l’importanza dei corpi intermedi, passando poi a elencare gli interventi già messi in atto dall’ente da lui rappresentato: “Dal periodo di lockdown alla ripartenza abbiamo investito quasi 300 milioni di euro per mettere in atto azioni tempestive, tagliate a misura di impresa su cinque ambiti di intervento: credito, digitale, export, turismo, informazione sui provvedimenti, oltre all’affiancamento alle Prefetture di tutta Italia per individuare le attività che potevano restare aperte. Duecento milioni di euro è la cifra che abbiamo destinato soltanto al credito per venire incontro al grave deficit di liquidità delle imprese“.

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