Da Chiaiano a Capri, passando per l’Africa e la Grecia tra mine e siluri, con una medaglia sul petto. Il destino che unì un marinaio e una nave

Aveva appena 25 anni, Oreste Di Vaia, quando fu richiamato alle armi nel giugno del 1940. Era un ragazzo che, come tanti altri, il suo contributo alla leva lo aveva già dato e, probabilmente, avrebbe preferito dedicarsi al lavoro e alla famiglia godendosi la spensieratezza della giovane età. Ma lui, come molti altri, dovette partire per una guerra che, certamente, non aveva voluto. E fu così che lasciò la sua Chiaiano, a quel tempo un piccolo territorio alle porte di Napoli, per imbarcarsi su una nave militare. Inizialmente fu assegnato all’incrociatore ausiliario Filippo Grimani, poi ribattezzato Città di Tripoli, ma fu solo per 3 mesi, perché nel suo destino c’era la motonave Calino. L’incontro avvenne a Venezia, dove il marinaio partenopeo fu destinato una volta sbarcato a Napoli di rientro da una missione. Era un sabato quel 14 settembre del 1940, e la Calino, con a bordo il cannoniere Di Vaia, prese il mare per la prima volta da quando era stata requisita. Destinazione: Napoli. Nessuno poteva sapere quanto i loro destini sarebbero stati legati. La Calino avrebbe potuto essere spedita in altri mari e con altri compiti, il marinaio avrebbe potuto avere altre assegnazioni. E, invece, solcarono il Mediterraneo insieme, dal primo giorno a Venezia fino all’affondamento nelle acque davanti a Capri.

Dal ponte della Calino, avvolto in un misto di angoscia e malinconia, il cannoniere Di Vaia vide allontanarsi sempre più all’orizzonte la sagoma inconfondibile della sua bella Napoli quel 5 novembre 1940, quando partì per la prima missione di guerra diretto in Libia. La stessa sensazione certamente provata anche il 1° dicembre successivo, quando alla motonave, dal nome in codice Cercato, fu assegnata la rischiosa missione nel Dodecaneso di cui abbiamo raccontato nel precedente articolo. (Una storia in fondo al mare di Capri – Parte 1 – Napoliflash24 – Giornale di informazione su Napoli e Campania)

Ne faranno tante altre di missioni insieme la Calino e il cannoniere Di Vaia fino al 1943, quando affondarono nei pressi di Capri. Decine di viaggi nel Mediterraneo, tra la Grecia e l’Africa, in acque nemiche e poi amiche e poi ancora nemiche. C’era la guerra e i viaggi erano sempre rischiosi, ma alcuni lo erano di più. E proprio per il coraggio dimostrato in tre di queste pericolose missioni, al cannoniere napoletano venne conferita l’onorificenza della Croce al Valor Militare “sul campo”. Il decreto, datato 18 dicembre 1941 e firmato dal massimo responsabile della guerra navale italiana, ammiraglio Arturo Riccardi, riportava questa motivazione: “Imbarcato su motonave addetta a rifornimento oltremare, nei tre viaggi compiuti in zone intensamente vigilate dal nemico contribuiva efficacemente al pieno successo delle missioni dando costante prova di fermezza e sereno ardimento.”

Deve averci pensato molto il marinaio Di Vaia a tutte le volte che aveva rischiato la vita a bordo della Calino, e per cui fu premiato, mentre cercava di sopravvivere nelle fredde acque invernali del golfo di Napoli. Raccontò al nipotino, avido di avventure come tutti i bambini, di aver trascorso due notti e tre giorni tra le onde gelide al largo di Capri. In realtà, l’intero equipaggio della Calino fu recuperato nel giro di 6 ore circa dall’affondamento e portato in salvo sulla terraferma. Ma, a quel tempo, le notizie non circolavano così rapidamente come oggi, e a molte famiglie fu detto che i loro cari erano dispersi. Anche alla signora Carmela, madre di Oreste, fu data la triste notizia. E così, quando il marinaio Di Vaia tornò a casa, la madre, dopo averlo visto sano e salvo, svenne dalla gioia. O almeno così raccontò il nonno al nipotino.

La storia invece, quella vera, racconta delle tante altre missioni in cui i destini della Calino e del marinaio napoletano furono legati tra il 1941, quando gli fu conferita la Croce al Valor Militare “sul campo”, fino alla notte del 1943 in cui la motonave si inabissò nelle acque partenopee dove ancora oggi giace. Ma di queste avventure vi racconterò nel prossimo articolo.