Le avventure di una nave e del suo marinaio napoletano

In fondo al mare riposano moltissime navi. Ognuna ha la sua storia da raccontare: ci sono le celebrità, come il Titanic, e quelle di cui, invece, si ignora anche l’esistenza. È la storia di uno di questi sconosciuti relitti che voglio raccontarvi. Una storia che dura solo 3 anni, ma vissuti talmente intensamente da lasciare un segno profondo in chi la legge, ma anche in chi la racconta. Una storia che nasce a Monfalcone nel 1940 e muore tra Capri e Punta Campanella nel 1943. È la storia della motonave Calino, che si lega al nostro golfo non solo perché giace nei suoi fondali, ma perché si intreccia con altre storie napoletane.

Era il 1938 quando la compagnia di navigazione Adriatica, allora del gruppo Finmare, decise di ammodernare la flotta affidandosi ai cantieri di Monfalcone. In quel mare la Calino fu varata per poi essere consegnata all’armatore a Venezia nel giugno del 1940. Era la più moderna e lussuosa nave della flotta, ma non riuscì mai, neppure per un giorno, a far sì che fossero dei passeggeri civili a godere di queste sue qualità. Era scoppiata la guerra, nel frattempo, e il 10 ottobre del 1940 fu requisita dalla Regia Marina per farne una nave da trasporto. E subito la Calino incrociò il suo destino con la nostra città. È a Napoli, infatti, che viene trasferita a novembre, dopo essere stata requisita. E sempre da Napoli, col nome in codice di Cercato, il 5 novembre salpa per la sua prima missione di guerra: un convoglio per le città libiche di Tripoli, Bengasi e Tobruk. Ma è il 1° dicembre del 1940 che affronta la sua prima missione segreta: le isole greche del Dodecaneso sono circondate da blocchi navali inglesi e greci, e alla Calino viene affidato il rischiosissimo compito di violarlo per portare i rifornimenti richiesti dall’allora governatore del Dodecaneso, Cesare De Vecchi. Anche questa volta, la nave dal nome in codice Cercato, parte da Napoli, dov’è stata caricata con 1170 tonnellate di benzina e materiali della Regia Marina e della Regia Aeronautica, oltre ad alcuni militari. La missione è ad alto rischio: essere scoperti equivale ad essere affondati. Per evitare il peggio, la Calino viaggia di notte, da sola, senza scorta e a tutta velocità. Entra nel porto di Portolago, sull’isola di Lero, il 6 dicembre, e viene accolta festosamente dalla gente che, finalmente, vede arrivare una nave che è riuscita a violare il blocco e che crede sia piena di provviste. Purtroppo dovrà attendere la fine del mese per averle. Dopo questa prima missione la Calino, prima che finisca l’anno, ne effettuerà molte altre a Rodi e in Libia, trasportando carburante e vettovaglie, ma anche militari e prigionieri.

L’equipaggio della Calino, come tutte le imbarcazioni requisite, era in parte civile e in parte militare. Fin da quando fu requisita a Venezia ebbe a bordo personale proveniente dalla Campania, una ventina di marinai in tutto. Tra essi, c’era un cannoniere di Chiaiano premiato con la Croce al Valor Militare “sul campo”. Ma questa storia ve la racconterò nel prossimo articolo.