La notte era troppo calda per poter dormire. Meglio uscire a fare due passi per il Corso della città, in cerca di aria più respirabile e per trovare un po’ di refrigerio. Piazzetta Papiniano sarebbe stato il posto ideale dove fermarmi; seduta sul bordo della fontana, avrei potuto sentirmi meglio e, poi, quel luogo mi era sempre piaciuto per il suo obelisco che, alto circa tre metri, si stagliava nitido e preciso tra i palazzi antichi svettando verso il cielo a testimonianza di una civiltà antichissima ancora presente tra di noi. Insieme al suo gemello ritrovato in frammenti  ed i cui pezzi erano stati conservati per anni nel Palazzo Arcivescovile e poi trasferiti nel Museo del Sannio, era uno dei numerosi reperti egizi rinvenuti in città. Era stato fatto erigere da Domiziano che, travestito da sacerdote isiaco, si era rifugiato sul Colle Campidoglio sfuggendo alla strage ordita dall’Imperatore Vitellio che temeva di essere spodestato da suo padre Vespasiano. Da quel momento, Domiziano divenne molto devoto alla Dea Iside che considerò sempre come sua madre protettrice e volle costruire un Tempio a lei dedicato in quella che era la città a lei sacra e cioè Benevento dove, fin dal II secolo a. C., esisteva un culto dedicato alla Dea, sposa di Osiride, considerata Dea della Luna, della maternità, della fertilità e della magia.

Osservavo l’obelisco e le sue iscrizioni in geroglifico quando mi accorsi di una giovane donna che si stava avvicinando verso di me. Il corpo, dal fisico slanciato, era avvolto in una tunica blu cobalto aderente fermata sul petto da un nodo molto particolare e lunga fino alle caviglie; la capigliatura era sormontata da uno strana acconciatura che sembrava un cappello stilizzato a forma di trono. Forse, vivendo da sempre nel mondo dei cappelli, la mia era deformazione professionale per cui ero stata subito colpita da quel singolare copricapo. Sorridendo, la donna mi salutò dicendo : “Buona sera, Signora dei Cappelli!” . “E come fa a sapere che mi chiamano così?” le chiesi meravigliata e lei rispose : “ Conosco tutto di questa città. So il numero delle pietre, i segreti di ogni persona. Permette che mi presenti? Sono la Signora di Benevento!” La guardai stupita; c’era solo qualcuno che aveva avuto questo appellativo nel passato ed era stata la dea Iside. Quella era la notte di San Giovanni, la notte magica in cui tutto può accadere ma Iside era così lontana nel tempo e la donna davanti a me doveva essere solo un’esaltata.

“Non abbia paura!” disse rivolgendosi a me e ,rassicurandomi con il sorriso più amabile, mi tese una mano. “Venga – continuò- le voglio far vedere qualcosa di molto importante perché so quanto lei abbia a cuore la storia di questa città”. Esitante, la seguii e sembrava che lieve scivolasse sulla strada che percorrevamo, quasi sollevata ad un palmo dal suolo. Un venticello fresco ci avvolse rendendo più gradevole il cammino e la donna, prendendomi per mano, si diresse verso l’Arco di Traiano. “Qui sono stati ritrovate 21 sculture egizie, 4 statue, 3 frammenti di bassorilievi, 4 sfingi, una mia statua in cui mi si vede in trono – disse – ma, nel sottosuolo vi sono ancora tante cose da scoprire”. Mi portò, quindi, verso il vecchio Convento di sant’Agostino dove proseguì : “E questo è il punto in cui Domiziano mi dedicò un Tempio bellissimo. Vi si accedeva attraversando un viale ai cui lati vi erano statue di Sfingi importate dall’Egitto; si entrava, quindi, nell’anticella dove erano situate statue delle mie adoratrici con vesti come la mia, tuniche a pannelli chiuse sul petto con legature dette “nodi all’isiaca”. Il Tempio era assai frequentato ed aveva un assetto di tipo ellenistico con la mia cella elevata su di un podio al quale si saliva tramite una breve scalinata, all’aperto. Dietro e a fianco della cella principale, vi erano altri locali coperti destinati a divinità minori, addetti al Tempio, sacerdoti. Nel Sancta sanctorum , il luogo più sacro del Tempio, era conservata la “Cista Mistica” un contenitore in porfido rosso che ora è visibile nel Museo della città. Ha un coperchio sormontato da un serpente che si morde la coda e, forse non lo sa, quel coperchio è stato preso a modello per confezionare le famose, saporite freselle beneventane che si preparano nel periodo pasquale: rustici formati da due dischi sovrapposti di cui, quello superiore, ha l’aspetto del serpente che si morde la coda. C’era anche una barca dedicata ad Iside Pelagia, protettrice dei naviganti, di cui rimane solo lo scafo ornato di disegni ad onde e vi è un mio piede lì dove poggiavano le mie gambe che sorreggevano la vela. C’era anche un altro Tempio nella città ed era dedicato ad Iside Lactans, a me che allattavo mio figlio Horus. E’ evidente che la statua della Madonna delle Grazie, ora protettrice dei Beneventani, sia stata eseguita tenendo presente la mia figura. Sia la Madonna che io, allattiamo nostro figlio mostrando il seno scoperto.

Un’altra statua egizia presente in città, è quella del Bue Apis che si trova all’inizio di Viale san Lorenzo e che fu scambiato per una bufala. In granito rosa, fu scoperto nella zona del casale Maccabei nel 1629, sulla strada per Avellino; ornò Porta san Lorenzo. E’ stato identificato con la divinità egizia Apis anche se, come ha osservato lo studioso tedesco Muller, non ha il disco solare tra le corna come il Dio e le gambe appaiono statiche.

In compagnia della bella e simpatica signora, la notte era trascorsa piacevolmente ma, ormai, era giunto il momento di far ritorno a casa; era quasi l’alba. Prima di salutarci, la donna mi ringraziò dicendo : “Sono stata contenta di averle potuto mostrare i miei tesori; la gente passa distratta per le vie di questa città ed è raro vedere qualcuno che si fermi con interesse davanti all’obelisco, al Bue Apis o che entri nel Museo per conoscere i reperti ritrovati. I Longobardi vengono ricordati con spettacoli come la Contesa di Sant’ Eliano a cui accorrono numerosi spettatori, i Sanniti ed i Romani vengono celebrati con Mostre e convegni importanti ma il mio popolo è stato dimenticato. Un vero peccato perché la bellezza delle opere d’arte ritrovate ha attraversato indenne i secoli per giungere a voi portando gli echi del passato. “Ha perfettamente ragione!” le dissi dispiaciuta, cercando di rincuorarla. “Da Signora a Signora, le assicuro che lei avrà sempre la mia gratitudine ed il mio ricordo. Sono stata affascinata, fin da piccola, dal suo mondo; pensi che ho custodito come un tesoro un libro scritto su di lei, ritrovato nella biblioteca di mio nonno. Ne sfogliavo le pagine con attenzione e cura come fosse stato un antichissimo papiro da non sciupare. Non dimenticherò mai questa notte che ha misteriosamente avvicinato i nostri mondi!”.  Mi strinse entrambe le mani con forza e mi diede tre baci sulle guance alla maniera egizia; fu allora che sfilò dalla mano sinistra un anello d’oro e porgendomelo con grazia, disse : “Rappresenta un piccolo cobra, il rettile a me sacro, e vorrei che lo tenesse per ricordo del nostro incontro. Ogni volta che vorrà, rigiri questo cerchietto d’oro per tre volte intorno al suo dito ed io sentirò il suo richiamo e le verrò incontro sull’onda dei pensieri”. Commossa la ringraziai ed infilai il gioiello al mio anulare sinistro da dove non lo avrei tolto mai più. La donna si voltò per andare via ed io mi avviai pensierosa verso casa ma, nel girarmi per darle un ultimo sguardo prima di chiudere il portone di casa, vidi qualcosa che s’innalzava in volo verso il cielo. Sembrava la tunica scura  da lei indossata  ma, guardando bene, mi accorsi che era un volatile, un falco nero che si dirigeva in volo verso la luna che brillava, ancora splendente alle prime luci del nuovo giorno. Sentii un brivido percorrermi la schiena mentre ricordavo che la luna era uno dei simboli di Iside e che il falco rappresentava il figlio Horus che la dea aveva avuto dal suo grande amore Osiride.

Chiusi il portone per rientrare in casa. Una notte veramente strana quella che avevo appena vissuto! Da lontano mi giungevano voci di donne che cantavano: “Unguento, unguento, portami a Benevento, supra acqua et supra vento, portami al Noce di Benevento!” Era anche la notte in cui le Streghe si davano convegno per danzare sotto il famoso Noce, raccogliere erbe e preparare incantesimi…..

Sorridendo, guardai l’anello che brillava al mio dito simile ad un vero piccolo cobra intrecciato strettamente e mi sentii più tranquilla. La Signora dei Cappelli e la Signora di Benevento che si erano incontrate nella magica notte di San Giovanni, fecero ritorno nei loro mondi sapendo che presto si sarebbero ritrovate ancora.

GRAZIELLA  (MARIA GRAZIA)  BERGANTINO

Nata a Benevento il 15 dicembre 1954. Dopo aver  conseguito la Maturità Classica , si è laureata in Scienze Turistiche. Titolare della storica Cappelleria Bergantino, negozio di famiglia le cui origini, su testi di Storia della città di Benevento, risalgono al 1848.

Ha frequentato tre corsi di Lingua Araba classica organizzati dalla Caritas diocesana   di Benevento per il “Progetto  Al- Arabiyya” ottenendo, con esami finali, tre attestati di conoscenza della lingua araba parlata e scritta.

Conoscenza della Lingua tedesca appresa frequentando il Goethe Institut di Napoli per due anni.

Conoscenza della Lingua Inglese.

Fa parte dell’associazione culturale Dante Alighieri, sede di Benevento ,di cui è socia benemerita  e dell’Associazione culturale Verehia.

Ha pubblicato articoli vari su giornali locali. Ha ottenuto diplomi di merito e targhe premio per la partecipazione a Concorsi letterari nazionali ed internazionali con racconti e poesie.

Tra i  numerosi premi conseguiti:

Seconda classificata al Concorso Nazionale Bognanco Terme 2017 con il racconto :” L’antica fontana e la bella Dormiente del Sannio”

Terza classificata al 24° Concorso internazionale “Amico Rom” 2017, a Castelfrentano ( Chieti) con il racconto :”Madalina, piccola, grande amica Rom”

Prima classificata al 57° Premio Nazionale Paestum 2018 con il racconto :”Estati lontane”

Seconda classificata al Premio Internazionale “Poesia dell’anno 2018”  a Quartu Sant’Elena (Cagliari) ,con la poesia :”Nell’uliveto”.

Quarta classificata al XXIX Concorso nazionale “L’Ecologia e l’ambiente” a Fisciano ,nel 2018, con la poesia :”Fiore di donna”

Seconda classificata al 3° Concorso nazionale “ Padre Pio, santo del nostro tempo” nel 2018 a Salerno con il racconto :”Uno zio veramente speciale”

Prima classificata per la Narrativa alla VI Edizione del Premio internazionale Iside 2018, a benevento, con il racconto  :”Primavera nell’aria, primavera nel cuore”.

Nel mese di luglio 2018, ha pubblicato una silloge di Poesie dal titolo : “Nello scrigno dell’anima”