Toni Servillo ha scelto per il suo viaggio il Trianon Viviani per parlare dei “mille volti e delle mille contraddizioni di Napoli”

Toni Servillo legge Napoli” fino a domenica 25 febbraio è sul palcoscenico del teatro sotto la direzione artistica di Nino D’Angelo, intraprendendo un viaggio in questa “città nella quale da sempre convivono vitalità e disperazione, divisa fra l’estrema vitalità e lo smarrimento più profondo, una città di cui la lingua è il più antico segno, forgiato dal tempo e dalle contaminazioni”.

Con questo spettacolo dedicato alla lingua ed alla cultura partenopea, l’attore si immerge nella letteratura in versi napoletana tradizionale, vera e propria spina dorsale della millenaria cultura della nostra città, traducendo, attraverso la sua maestria,  i versi delle poesie napoletane in immagini. Infatti che cos’è una lingua se non un compendio della storia, della geografia, della vita materiale e spirituale, dei vizi e delle virtù, non solo di coloro che lo parlano, ma anche di coloro che lo hanno parlato attraverso i secoli. Le parole, le strutture linguistiche sono uno scalpello che modella il nostro pensiero, che trova esso stesso sfogo artistico attraverso la letteratura, una straordinaria officina e distilleria di esperienze crude che è stata attiva per secoli e secoli, una riserva di intelligenza e tecniche espressive; è la tradizione che ci forma ed a cui tutti noi contribuiamo arricchendola costantemente.

Servillo, oltre ai classici poemetti del novecento come “Lassamme fà a Dio” di Salvatore Di Giacomo e “Vincenzo de Pretore” di Eduardo de Filippo, recita  anche i versi di Ferdinando Russo, “A madonna de mandarine” e “‘E sfogliatelle”, nonchè l’attualissima “Fravecature” di Raffaele Viviani,  poi culminare con l’incisivo attacco de “‘a Sciaveca‘” di Mimmo Borrelli e con l’allusiva “Litoranea” di Enzo Moscato, sulle contraddizioni e sul degrado di Napoli.

C’è anche “sono ‘O vecchio sotto ponte” di Maurizio De Giovanni, sul devastante dolore per la perdita di un figlio, e “Sogno napoletano” di Giuseppe Montesano, un surreale racconto morale sul risveglio delle coscienze. La tagliente “Napule” di Mimmo Borrelli segue, le due precedenti poesie con una cruda descrizione della città, immancabile è “‘A livella” di Totò, e su richiesta una divertente e frizzante interpretazione canora de “‘A Casciaforte”.

L’attore casertano spiega nelle sue stesse parole: “I testi che ho scelto fanno emergere una lingua viva nel tempo, materna ed esperienziale, che fa diventare le battute espressione, gesto, corpo. Poeti e scrittori, testimoni della città nel passato e nel presente, offrono attraverso emblematici scritti il quadro sintetico di una realtà impietosa ai limiti del paradosso… Oltre la lingua il filo rosso che attraversa e unisce la serata è il rapporto speciale, caratteristico di tantissima letteratura napoletana, con la morte e con l’aldilà, il commercio intenso e frequente con le anime dei defunti, i santi del paradiso e dio stesso”.

Simona  Caruso